Ciò che resta, oltre noi

Prima l’uomo, poi il cane. Non è un film, non è un’invenzione cinematografica. È vita reale. Anzi, è morte, il passaggio insondabile della vita, quel dopo in cui credere, in cui sperare di incontrarsi di nuovo. No, zio, non è un film. Il tuo addio discreto è il triste epilogo di quasi novant’anni di dedizione al lavoro e ai tuoi cari, di quelle fragilità che l’avanzare dell’età tende a mettere in evidenza e che si riassumono quasi sempre in una forma malinconica e nostalgica di ciò che è stato e di ciò che potrà essere, anche senza di noi.

Vi auguro gli occhi di Giulio

Tutte quelle amare, ingoiate a fatica per l’ennesimo dolore, sono lacrime che ci hanno graffiato i volti in questi ultimi due anni, volti nascosti, volti impauriti e incerti.
Ma oggi io vi auguro gli occhi di Giulio, gonfi di lacrime lucenti, perle di gioia per uno dei momenti indimenticabili della sua vita. Questo giovane papà, emozionato e quasi indifeso mentre taglia il cordone della sua piccola Ginevra, a pochi attimi dalla nascita di sua figlia, è l’immagine perfetta di questo Natale.

Alla ricerca di operai di idee in grado di annunciare il futuro

“Ora vi saluto./ Torno alla mia sezione/ dove sono un tutt’uno/ facce scure di braccianti/ e giovani che mi chiedono/ di Neruda. Non sono/ che un segretario di sezione/ -uno dei tanti, operaio di idee-/ e vi amo tutti.” Lucio Romano pubblicò questi versi circa cinquanta anni fa. Il Partito Comunista Italiano era una realtà politica autorevole e ascoltata anche a Galatina. La sua raccolta “Storie tristi” uscì nell’anno della vittoria dei ‘No’ nel referendum sul divorzio.

Chi non è schiavo al mondo?

“Chi non è schiavo al mondo? Rispondetemi a questo”. Ismaele, maestro di scuola che sceglie di imbarcarsi come marinaio, nel 'Moby Dick' di Herman Melville, riassume in queste nove parole l’eterna domanda dell’uomo: che cosa è la libertà? Ai miei occhi le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla libertà” affermava Alexis de Tocqueville.

Aberrazione galatinese

“È inutile ribadire la nostra amarezza, il nostro disappunto, la nostra aberrazione di fronte a queste notizie che, tra l’altro, non valorizzano neppure la comunità galatinese”. Non rivelerò neanche sotto tortura il nome dell’autore di questa perla letteraria. L’ho copiata dal web perché il politico(?) galatinese che l’ha concepita ha scelto di non inviare il suo comunicato stampa a galatina.it (scelta legittima ma assimilabile a quella del marito che si evira per fare dispetto alla moglie).

Sul tetto d’Europa, nel cuore degli italiani: anche la piazza di Galatina è tricolore

Di quelle notti in cui prenderesti tra le mani il volto di chi hai accanto per rubargli un bacio, anche senza conoscerlo. E magari una promessa: che non sia l’ultima volta che si esulta così, così da italiani, così da popolo sorridente, così da araba fenice che ha sempre ceneri da cui rinascere.
È una di quelle, di quelle notti lì, così rare e così meravigliose.

Ignoti vandali hanno quasi distrutto Villino Congedo

A che cosa possono portare l’alienazione, la noia, la pandemia ma soprattutto l’insensibilità al bello? Le foto che pubblichiamo sono una terribile, incredibile risposta a questa inquietante domanda. Villino Congedo è (ma è meglio scrivere ‘era’) uno splendido gioiello di architettura neogotica, costruito probabilmente ai primi anni del XX secolo. Si trova nelle campagne galatinesi e, qualche notte fa, è stato ‘colpito a morte’.

L'in-credibile Mistero del Giovedì Santo

L’Eucaristia è forse il più “in-credibile” fra i Misteri del Cristianesimo. L’uomo guarda un pezzo di pane ed un calice di vino e, se ha il dono della fede, vede il Corpo e il Sangue di Cristo. Fu lo stesso Gesù a istituire il Sacramento nel corso dell’Ultima Cena, “nella notte in cui fu tradito”, di quel giovedì che poi verrà detto “Santo”.

Dire grazie con dei girasoli, anzi con un campo

A guardarlo in prospettiva, il futuro non sembra avere contorni molto nitidi. Prevalgono le ombre dell’incertezza, della stanchezza, della paura. Eppure se ci sono delle ombre significa che c’è anche qualche fonte di luce che ne permette la proiezione. E quella fonte di luce, qualche volta, ce la dobbiamo creare. Così provano a fare Ludovica e Stefano che ieri pomeriggio hanno deciso di dare un nuovo volto a un angolo di terra, nella semplicità di un gesto che non ha la pretesa di rivoluzionare, ma unicamente di stimolare il sorriso, a partire dal loro.

“Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole”

“Cosciente della posizione di minoranza in cui ci troviamo (…) assolutamente io non voglio condizionare nessuno né imporre niente a nessuno; (…) la nostra presenza qui, in fondo non è principalmente politica, è essenzialmente una presenza spirituale e quindi deve essere sempre contenuta entro i limiti anzidetti di una doverosa umiltà. E la prima condizione dell’umiltà è di essere coscienti di quello che si è. Noi siamo minoranza e pertanto non pretenderemo mai di condizionare la maggioranza”.