Ho letto con attenzione i recenti interventi di Giuseppe De Matteis, di Leo Stefanelli e di altri protagonisti del dibattito cittadino. È evidente che la campagna elettorale amministrativa sta per cominciare e che si intravedono già le prime strategie. Tutte legittime, sia chiaro. La politica è anche questo.
C’è però un filo rosso che lega soprattutto alcuni settori dell’opposizione e che mi lascia perplesso. Il ragionamento è semplice, e proprio per questo efficace sul piano propagandistico: si parte dalla decisione del leader socialista locale, Peppino Spoti, di sostenere la Lega. Da qui si costruiscono due assunti destinati a diventare la griglia di lettura dei prossimi mesi.
Il primo: Spoti sarebbe il vero sindaco della città, mentre Vergine e il resto del Consiglio comunale – compresi uomini e donne eletti nelle liste di Donato Metallo, Sebastiano Leo e Francesco Sabato – sarebbero poco più che comparse.
Il secondo: se Spoti ha sostenuto la Lega, allora Alberto da Giussano ha conquistato Galatina e l’amministrazione sarebbe, di fatto, di centrodestra.
Il passo successivo è automatico: preparare il terreno per raccontare le prossime amministrative come uno scontro frontale tra centrodestra e centrosinistra, con tanto di appelli ideologici a unirsi contro una presunta amministrazione “fascio-leghista”.
Il problema è che la realtà racconta altro. La coalizione che sostiene il sindaco Vergine nasce con il supporto di moltissimi uomini e donne del centrosinistra, con Donato Metallo e Sebastiano Leo e Francesco Sabato in testa. Alle ultime regionali, l’amministrazione ha espresso due candidati al Consiglio regionale: entrambi nel campo del centrosinistra. E la candidata della Lega ha raccolto circa la metà dei voti ottenuti complessivamente da quei due candidati. Non solo.
A Galatina il centrosinistra ha fatto registrare uno dei risultati migliori dell’intera provincia. Davvero possiamo credere che uno “sgangherato” centrosinistra locale abbia potuto soverchiare 65 a 30 un’amministrazione che – secondo la narrazione – avrebbe votato compatta con la foto di Vannacci tra le mani? Suvvia.
Qui non siamo davanti a un’analisi politica, ma a un racconto funzionale a uno schema precostituito. Il punto vero è che si continua a giocare di tattica e mai di strategia. L’amministrazione Vergine, che ad oggi non sembra avere un’alternativa credibile strutturata, è una coalizione plurale. È evidente che al suo interno esistano sensibilità diverse e che queste debbano trovare un equilibrio più maturo e più chiaro. Ma pluralità non significa subalternità, né eterogeneità equivale a egemonia leghista.
Anche il Partito Democratico locale, che è fatto di tante persone perbene e volenterose, appare – ma spero di sbagliarmi - chiuso in logiche gruppettare superate da almeno quindici anni. Davvero si pensa di fare una campagna elettorale contro Vergine invocando la purezza ideologica e poi, inevitabilmente, allearsi con pezzi di civismo provenienti dall’area dell’MSI come Amante e altri? È questa la proposta politica? Dove sono finiti gli incontri pubblici per discutere della città? L’apertura verso tutti e l’attenzione verso gli ultimi? L’idea di un partito inclusivo, fondato sul cattolicesimo democratico e sulla tradizione del PCI di Berlinguer, capace di parlare a sensibilità diverse? La demonizzazione dell’avversario – strategia già fallimentare dal 1993 contro Berlusconi – dovrebbe oggi garantire la vittoria?
Cercare alleati solo come coreografia ai propri comizi può davvero allargare la rappresentatività?
Il racconto di un Vergine succube di Spoti, oltre a non corrispondere alla realtà, fa sorridere per il peso specifico degli uomini in campo – e non me ne voglia Peppino per questa franchezza.
Immaginare un’armata Brancaleone composta da tutti coloro che si sentono esclusi sarebbe un regalo enorme per chi dovrà organizzare la campagna elettorale di Vergine nel 2027. Questo significa che è tutto perfetto? Assolutamente no.
Anche il Sindaco ha commesso errori. La gestione dell’avvicendamento nel gruppo consiliare Direzione Futuro tra Camilla Palombini e Diego Garzia non è stata un’assurdità in sé – perché nella dinamica politica ci può stare – ma è stato un errore comunicativo farla apparire come il capriccio di un altro sindaco, Mellone. Era il gruppo consiliare composto da Diego Garzia e Andrea Gatto ad averla chiesta, a volerla.
Sebbene l’assessore Palombini sia una persona per bene e capace, capisco bene che se un intero gruppo consiliare comunica di non sentirsi più rappresentato dal proprio assessore, non ci sia nulla da fare. Vergine, probabilmente per un eccesso di generosità e per senso di protezione verso la coalizione, se n’è assunto la responsabilità. Non c’è nulla di male nel praticare la democrazia rappresentativa e nell’ascoltare i consiglieri comunali.
Camilla Palombini resta però una risorsa importante per questa amministrazione e per la nostra città. Avendola conosciuta, e nutrendo per lei una stima incrollabile, dubito che si presti a strumentalizzazioni livorose o a candidature di ripicca. Saprà riprendersi il suo spazio con coerenza e consenso. Sempre dalla stessa parte.
Resta, per quelli come me, l’ostinata speranza di una politica che non si faccia incastrare nelle guerre personali. Un centrosinistra unito e inclusivo è possibile. Ma non può nascere dalla caricatura dell’avversario né dalla nostalgia di una purezza ideologica che non è mai esistita. E pazienza se, come spesso accade, arriveranno i cecchini della dirigenza locale a bollarmi come apostata o eretico rispetto a uno status quo, anacronistico e perdente. Io continuo a stare dalla parte delle idee e della sensibilità pubblica, dentro una cultura popolare, laicamente vicina alla dottrina sociale della Chiesa, che guarda al futuro della città e non alla gestione del presente tra partecipate e concorsi. Galatina merita una discussione alta. Non una favola utile solo a chi ha già deciso il finale.
"Un centrosinistra unito e inclusivo è possibile"
In vista delle elezioni amministrative "Galatina merita una discussione alta. Non una favola utile solo a chi ha già deciso il finale"