Esondazione del canale dell'Asso, una transenna racconta spesso un “troppo tardi”

Quando le cose accadono, diventiamo schegge impazzite alla ricerca della soluzione ideale per mettere una toppa. Provare ad agire prima che ci siano danni, a volte irreparabili, forse sarebbe cosa buona e giusta.
La quantità di pioggia che in quest’ultimo periodo, e in particolare ieri, ha letteralmente ricoperto il Salento, non era forse prevedibile. O, visti gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione, qualcosa si sarebbe potuto intuire.
Le problematiche legate ad allagamenti e strade dissestate causa maltempo, non sono recenti. Si sono amplificate nel corso degli anni, ma conosciamo bene il fenomeno, in particolare chi abita in determinate zone. Ce ne dimentichiamo appena esce un raggio di sole e l’illusione della primavera ci fa andare avanti, fino alla prossima giornata in cui provare a togliere quintali di acqua dai terrazzi, dai garage o dai patio diventa un’impresa titanica.
L’esondazione del Canale dell’Asso di ieri e di oggi ha messo in ginocchio tante famiglie, impossibilitate a muoversi da casa per l’alluvione. Le segnalazioni di difficoltà oggettive sono arrivate da più parti, ma sulla via Galatina-Aradeo il fenomeno è stato particolarmente intenso e i tentativi della Protezione Civile di mettere in sicurezza quel tratto non hanno comunque risolto una necessità collettiva.
Abbiamo bisogno di strade con asfalto idrorepellente e supportate da cunette, canalette di scolo o fossati puliti, in grado di far drenare l’acqua in modo corretto.
Chi ha provato a sollevare barricate di fortuna per arginare il fenomeno vicino ai cancelli e ai portoni, non ha risolto molto, ma ha quanto meno evitato di farsi completamente inondare da veri e propri fiumi. Chi non ha potuto farlo, si è ritrovato con la casa sommersa.
Si può trovare una soluzione? I fenomeni atmosferici stanno cambiando, si evolvono diventando sempre più copiosi e violenti. Chi di dovere deve muovere ogni forza e ogni risorsa per tutelare i cittadini, le loro abitazioni, i loro luoghi di lavoro, le strade che percorrono ogni giorno. Una transenna racconta spesso un “troppo tardi”.
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