Ero abituato ad andare ai concerti sempre in gruppo, insieme ad amici e amiche con cui condividevo gli stessi gusti musicali. Di solito cantavamo insieme tutte le canzoni della “band” che si esibiva e di solito tornavamo a casa senza voce.
Trovarmi quella volta da solo fu una sorpresa, ma dopo un po' non ci feci più caso. Mi trovavo nelle vicinanze del luogo dove il concerto a giorni si sarebbe tenuto, in quello stesso stadio dovevo fare un “provino”, dovevo dimostrare quanto valeva il mio talento di calciatore.
Non ero abituato, ma quella volta cantai da solo e non andai mai né fuori tempo né fuori tono. Quella sera dal primo all'ultimo secondo invidiai quella “band” che aveva davanti a sé tutto quel pubblico in delirio, che aveva tantissime ragazze che urlavano per loro.
Mi chiesi più volte, a parte lo strumento musicale che sapevano suonare ed io no, cosa avessero più di me. Non volli darmi la risposta. Sarebbe stata: “tutto”. Poi le luci si spensero ed io corsi a prendere il pullman che mi portava a casa dei parenti che mi ospitavano. Correvo e cantavo.
Ma partiamo dall'inizio. Quando venni a sapere che avrebbero fatto tappa a Torino in occasione di un loro tour, non mi sembrava vero e non sarei mancato per nulla al mondo. Sarei andato e per combinazione mi trovavo anche vicino, al luogo in cui i Pink Floyd si esibivano in concerto. Da qualche anno avevano fatto violentemente irruzione nel mondo musicale, nel mondo rock. Eravamo intorno alla metà degli anni '60, loro erano ancora agli inizi ma si capiva già quel che sarebbero diventati. Divennero ben presto per tanti ragazzi, me compreso, una malattia, ero ad ascoltarli da mattina a sera senza mai stancarmi e per loro, abbandonai per strada tutte le altre “band” che seguivo.
Per caso ero stato quella sera, al concerto dei Pink Floyd, avevo si cantato da solo ma al ritorno ne avevo di cose da raccontare e forse far sbalordire. Mi immaginavo già con tanti amici intorno a raccontare e loro a farmi tante domande. Ancora oggi quando mi capita qualche volta di ascoltarli in radio, mi passano davanti le immagini di quella sera, con le note musicali che si susseguono senza fine e quella luna poggiata sul palco ad ascoltare insieme a noi.
Il provino che mi avrebbe fatto diventare un “calciatore famoso” forse più di Albertosi, non andò bene. Ma tu per caso vuoi mettere uno stupido provino di un'ora in un pomeriggio con un vento che portava via il pallone prima da una parte e poi dall'altra e tu che ti trovi sempre dalla parte sbagliata, con quel concerto dei Pink Floyd e la bellezza di raccontarlo magari esagerando un pochino, e ogni volta sottolineando con forza, sul finale di un meraviglioso racconto: IO C'ER0.
Mentre intanto dallo stereo 8 di una macchina (mi sembra un GT Alfa Romeo Junior) che passa dalla strada accanto, con i finestrini abbassati e il volume a palla, si sparge tra le case del rione, la musica di THE WALL. Che meraviglia! E tu sei ancora là impegnato in un racconto senza fine, mentre l'ultimo amico rimasto ad ascoltarti se ne va via. Ma tu non te ne sei accorto neanche.
Io c'ero