"Poi entri nel ruolo e diventi un vero supereroe"

Quando partirono, in quel giorno di “primavera a febbraio” il mio cuore fece crack. Il fatto era che non sapevo quando sarei potuto andare a trovare il mio amico Delight, un bimbo di colore di 5 anni vissuti tutti in Italia tra casa mia e casa sua, e i suoi genitori.
Ero stato da sempre il suo supereroe, proprio io che “volevo essere un duro ma non ero nessuno”. Quelle cose magiche che non riesci a spiegarti, non riesci a capire come mai possano accadere.
Poi entri nel ruolo e diventi un vero supereroe e da supereroe ti prendi cura, ti preoccupi, corri appena puoi. Ed è successo proprio così. Avevo solo l'uso di una gamba, che trainava con difficoltà l'altra. Ero da mesi in cura e come diceva mia nonna: “non si vedeva né luce né scuro”. Ero in attesa di una risonanza, poi di un'altra ancora e poi dovevo mettermi in lista d'attesa, fare il pre-ricovero, l'intervento e poi aspettare due o tre mesi prima di tornare quasi come prima.
Giorni e mesi in cui bisognava aspettare e basta, aspettare senza poter far nulla, perché nulla dipendeva da me. Il desiderio di andare si scontrava sempre con qualcosa che non lo consentiva, tanto che alla fine fui attraversato dal pensiero che fosse proprio impossibile.
Tutte le volte che pensavo di avercela fatta, c'era da ricominciare dall'inizio e quando finalmente riuscii a prenotare il volo cominciai ad aver paura che potesse succedere non so cos'altro, insomma cattivi pensieri occupavano la mia mente. Tirai l'ultima riga su quell'insopportabile lista delle cose da non dimenticare che aveva sempre al primo posto il carica batteria e al secondo le pillole per la pressione e finalmente si aprì davanti a me la strada che portava al decollo.
Era stata veramente una brutta storia, ogni volta che si avvicinava il momento della partenza, succedeva qualcosa che la ostacolava, come se ogni ostacolo mi stesse proteggendo da cose che io non potevo vedere. Avevo quasi paura di insistere ma da supereroe, non potevo rinunciare. I cattivi pensieri mi accompagnarono ancora durante tutto il volo, non mi sembrava neanche vero e non vedevo l'ora di arrivare per paura succedesse ancora dell'altro.
Non fu così e d'altronde, non poteva esserci un finale triste, sono sicuro che Dio mi regalerà un bel finale. Ero più arzillo che mai quando arrivammo con un atterraggio perfetto, in una giornata quasi calda, con il sole che splendeva in mezzo al cielo di Stoccolma. Mi era sembrato fossero irraggiungibili per via delle tante disavventure, m'erano sembrati lontanissimi, a uguale distanza dalla luna o quasi e poi pensavo fosse cambiato il mondo, pensavo trovassi tutto diverso. Invece no. Era come il giorno dopo l'ultima volta che c'eravamo incontrati, o forse qualcosa era cambiata, era cambiato solo il folle amore di Delight per Soniq. Era diminuito, non era più “la prima cosa bella” da cercare sugli scaffali di ogni negozio di Toys in città.
Era un po' passato di moda, quasi fuori moda, ma io come facevo a saperlo? Insomma, il pensiero di aeroporti, scali, taxi, metro e tram, a volte spaventa e ti fa vedere tutto più lontano, ma l'amore per chi devi andare a trovare alla fine vince, alla fine cancella ogni paura.
Sono appena arrivato, non sono neanche stanco, sono arrivato a sorpresa, pure loro non ci credevano più ai miei “dopo vengo”. Ho ancora lo zaino in spalla, sono immerso nel verde e ho appena suonato al civico 22. Sono tutti a casa e tutti arrivano di corsa a salutarmi, a farmi festa ed io ancora sull'uscio: “Beh allora, cosa si fa stasera ?.”