Quello che conta davvero è che, alla fine, ha vinto la città. Perché il Premio De Maria conferito ad Andrea Ascalone rappresenta un riconoscimento che Galatina ha sempre sentito come un atto dovuto. Una nostra convinzione che abbiamo sostenuto con orgoglio nel corso degli anni, fino al risultato di oggi.
Andrea è stato, per molte generazioni, un punto di riferimento della galatinesità, prima ancora che un maestro pasticciere che ha saputo portare alla ribalta nazionale il suo prodotto principale e creare una vera e propria scuola di altissimo livello.
Parlare con lui, per chi ne ha avuto il privilegio, era un momento in cui, in realtà, si ascoltava e si imparava.
Un po’ come ci esprimemmo per Enzo Del Coco (“lezioni che non si aveva il diritto di interrompere”). E non è un caso che il primo a proporre il Premio De Maria ad Andrea Ascalone sia stato proprio lui. E Galatina.it. E l’associazione politico-culturale Domani (concedeteci l’auto-riconoscimento di aver sempre creduto nella giustezza di questa proposta). Ma non ci interessa fare il gioco delle rivendicazioni.
Dire “l’avevamo proposto noi” non ha senso.
Andrea era di tutta la città ed è giusto che oggi, più che mai, si esprima soddisfazione per questo riconoscimento.
In quest’ottica, il nostro gruppo politico desidera ringraziare ogni singolo componente della commissione per aver contribuito all’assegnazione di questo premio. Premio che viene riconosciuto anche all’editore Mario Congedo, scelta oltremodo condivisibile per quanto l’editore ha fatto per la cultura in tutti questi anni.
Ma non ce ne voglia: avremo modo di parlarne in altre occasioni. Oggi gioiamo per il riconoscimento ad Andrea Ascalone. E non solo, e non tanto, per aver sposato questa battaglia fin da subito. Gioiamo perché lo riteniamo profondamente giusto.
Nella foto di Dino Valente: Andrea Ascalone con Josè Saramago, premio Nobel per la Letteratura 1998.
Nello specchio la moglie dello scrittore, Pilar, e Davide Ascalone. ©Riproduzione Riservata
"Andrea era di tutta la città"