"Ha davvero diffuso e diffonde il buon profumo di Cristo"

Don Stefano Antonaci per i sessant'anni di sacerdozio di don Aldo Santoro, "padre nel mio cammino di fede e di vocazione"

Mi sono chiesto più volte che cosa possa significare oggi celebrare un giubileo presbiterale, soprattutto in un contesto storico ed ecclesiale piuttosto complesso.
Assistiamo a un’inesorabile diminuzione delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa e - dobbiamo ammetterlo - sono sempre meno le coppie di giovani che desiderano unirsi nel vincolo del matrimonio. Le ragioni che inducono a non compiere scelte di vita così radicali possono essere ricondotte, almeno in parte, alla paura del futuro. Guardare costantemente al domani con pessimismo e rassegnazione suscita nel cuore dei giovani l’incapacità di donare la propria vita a qualcuno e, soprattutto, a Dio.
Eppure il giubileo sacerdotale del nostro caro don Aldo, che in un modo o nell’altro coinvolge anche la vita della nostra comunità civile, oltre che quella ecclesiale, ci ricorda che nella vita occorrono coraggio, tenacia, forza di volontà, passione, capacità di accogliere anche le sconfitte e, soprattutto, una grande fede in Dio.
Un sacerdote che celebra sessant’anni di ministero non è un supereroe, ma un uomo che ha creduto in sé stesso e, prima ancora, nella forza della Provvidenza.
Chi ha avuto il dono di conoscere don Aldo e di godere della sua amicizia non può non riconoscere in lui non solo l’esempio di un uomo coraggioso, ma soprattutto la testimonianza di un sacerdote che ha dedicato sessant’anni della propria vita alla Chiesa, mettendo sempre al primo posto il Signore e il suo Vangelo.
Per me celebrare il giubileo sacerdotale di don Aldo significa fare memoria della mia infanzia e dei primi anni vissuti accanto a lui nella comunità parrocchiale di San Sebastiano Martire in Galatina. Don Aldo è stato la prima figura sacerdotale che ho incontrato, una presenza che ha contribuito a suscitare e ad alimentare la mia vocazione al sacerdozio.
Tra i tanti aspetti del suo ministero vorrei ricordarne alcuni che hanno particolarmente toccato il mio cuore.
Anzitutto, la passione per l’educazione. Per lunghi anni don Aldo ha operato nel campo della formazione, svolgendo dapprima il servizio di Vice Rettore del Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Molfetta e, successivamente, quello di Rettore del Seminario Regionale Minore di Taranto. Ha dedicato energie, intelligenza e passione per la crescita umana, culturale e spirituale dei giovani in cammino verso il presbiterato provenienti da tutte le Chiese di Puglia. Un servizio improntate e delicato che egli ha esercitato con grande responsabilità.
Questa passione educativa non è rimasta confinata entro le mura del Seminario, ma si è manifestata anche nella vita parrocchiale. Io, insieme ai miei coetanei della parrocchia di San Sebastiano, posso testimoniare quanto tenesse a noi ragazzi, al nostro cammino di fede, ma anche al nostro percorso di studio e di maturazione umana.
Un secondo tratto distintivo del suo sacerdozio è la profonda dimensione spirituale ed ecclesiale. Don Aldo è un sacerdote che ama profondamente la Chiesa ed è, soprattutto, un sacerdote del Concilio. Ordinato presbitero negli anni in cui la Chiesa viveva la grande stagione del Vaticano II, ha accolto con equilibrio e fedeltà l’autentico spirito dei documenti conciliari, che ancora oggi rappresentano pietre miliari per la riflessione permanente della Chiesa. Da vero sacerdote del Concilio, don Aldo non ha ceduto né alla tentazione dello stravolgimento, né a quella del rimpianto nostalgico. Ha saputo interpretare il Concilio come un invito a riscoprire la perenne novità del Vangelo in un mondo che cambia e il volto della Chiesa come Popolo di Dio in cammino nella storia. Questo stile ha conservato sempre: nella liturgia, nella pastorale, nella capacità di coltivare una visione ecclesiale attenta ai segni dei tempi e radicata nella forza della Parola di Dio.
Un ultimo aspetto che merita di essere ricordato è la sua profonda venerazione per l’Arcivescovo Gaetano Pollio, che lo ordinò presbitero il 3 luglio 1966 nella nostra Chiesa Madre, e per papa Paolo VI, oggi Santo.
Dell’Arcivescovo che lo ordinò, don Aldo ha custodito sempre una memoria riconoscente e affettuosa. Ha contribuito a dedicargli la piazzetta adiacente la chiesa di San Sebastiano e di lui ricordava, spesso, la testimonianza eroica di confessore e martire della fede durante gli anni della sua missione episcopale da Arcivescovo di Kaifeng in Cina, essendo membro del P.I.M.E..
Personalmente, oggi, nel mio servizio di segretario del nostro Arcivescovo, ogni volta che mi trovo a predisporre il pastorale appartenuto a mons. Pollio per le celebrazioni solenni in Cattedrale, il pensiero corre spontaneamente a don Aldo e alla devozione verso quell’Arcivescovo martire che ha segnato indelebilmente la sua vita e la storia della nostra Chiesa Idruntina.
Accanto a questa figura episcopale, don Aldo ha sempre ricordato con particolare venerazione san Paolo VI, il Papa del Concilio. Egli invita spesso a guardare alla sua figura per comprendere la grandezza e la profondità di un pastore che ha guidato la Chiesa in un periodo storico particolarmente delicato, con saggezza, lungimiranza e straordinaria fedeltà al Vangelo, nonostante le numerose difficoltà provenienti sia dall’interno sia dall’esterno della comunità ecclesiale.
Oggi, nel celebrare questi sessant’anni di vita sacerdotale, mi tornano alla mente le parole di san John Henry Newman, tanto care a don Aldo e che sovente rammenta: «Diffondiamo il buon profumo di Cristo». Esse costituiscono una sintesi mirabile del suo ministero.
Con il suo stile umile, discreto e profondo, don Aldo ha davvero diffuso e diffonde il buon profumo di Cristo.
Al caro don Aldo, padre nel mio cammino di fede e di vocazione e oggi, per un misterioso e sorprendente disegno della Provvidenza, fratello e compagno nel ministero, auguro un futuro ancora ricco della grazia e della misericordia del Signore. Che i semi gettati in questi sessant’anni di vita presbiterale possano continuare a crescere e a portare frutto nella Chiesa, aiutando molti a scoprire quanto sia dolce e bello donare la propria vita a Cristo e al suo santo popolo. don Aldo Santoro