In questi giorni, leggendo manifesti, comunicati e ascoltando conferenze stampa dedicate alla Festa Patronale dei Santi Pietro e Paolo, non si può non provare un senso di amarezza.
L’attenzione sembra concentrarsi quasi esclusivamente sugli aspetti civili della manifestazione: concerti, spettacoli, musica, pizzica, ospiti e intrattenimento. Tutto certamente legittimo e capace di attrarre persone e generare momenti di aggregazione.
Eppure sorge spontanea una domanda: dov’è finita la dimensione religiosa della festa patronale?
I Santi Pietro e Paolo non sono semplicemente un pretesto per organizzare eventi.
Essi rappresentano il cuore stesso della ricorrenza. Senza di loro, senza la loro testimonianza di fede e senza il legame spirituale che da secoli unisce il popolo di Galatina ai suoi Patroni, questa festa perderebbe la sua identità più autentica.
Fa riflettere e, per certi versi, addolora constatare come la novena sia sempre meno partecipata e come non si riesca più a coinvolgere le comunità parrocchiali della città con quella intensità che fino a qualche anno fa caratterizzava il cammino di preparazione alla festa.
Fa riflettere che raramente si parli della solenne processione, autentica espressione di fede popolare, nella quale le confraternite, le parrocchie, il clero e migliaia di fedeli accompagnano i Santi Patroni per le vie della città. Una processione che non è folklore, ma preghiera vissuta e testimonianza pubblica di appartenenza cristiana.
Fa riflettere che quasi mai venga ricordato come, nel giorno della festa, la Chiesa Madre sia meta di pellegrinaggi continui. Persone provenienti da paesi vicini e lontani partecipano alle Messe celebrate durante tutta la giornata fin dalle sei del mattino, si accostano ai sacramenti, sostano in preghiera davanti ai Santi Patroni e affidano loro speranze, sofferenze e ringraziamenti.
Fa riflettere il silenzio su tante storie di fede: le confessioni, le preghiere, le grazie ricevute, i miracoli che la tradizione popolare attribuisce all’intercessione dei Santi Pietro e Paolo e che alimentano ancora oggi la devozione di molti fedeli di Galatina e non solo.
La festa patronale dovrebbe essere l’occasione per tenere unite entrambe le anime: quella civile e soprattutto quella religiosa. Quando una delle due prevale fino quasi a oscurare l’altra, si corre il rischio di smarrire il significato profondo della celebrazione.
Papa Francesco, nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ha ricordato che la pietà popolare è una preziosa espressione della fede del popolo di Dio e che essa stessa possiede una forza evangelizzatrice.
Se la spiritualità popolare evangelizza, allora occorre domandarsi: da cosa ci stiamo lasciando evangelizzare oggi? Dalla fede semplice e profonda del popolo cristiano o da ciò che attira il mondo per qualche giorno ma non conduce all’incontro con Cristo?
Che cosa rimarrà nel nostro cuore dopo tre giorni di festa?
La fede in Cristo, la devozione ai Santi o le luci e i suoni che prima o poi si spengono lasciando soltanto qualche futile emozione nel nostro cuore? Per non parlare di problemi sociali che molto spesso dimentichiamo!
Gli Apostoli Pietro e Paolo sono grandi perché hanno indicato Gesù, non se stessi. Sono, con un linguaggio contemporaneo, gli “influencer” della storia cristiana, perché hanno orientato la loro vita verso Cristo e hanno insegnato agli altri a fare lo stesso.
Forse è tempo che tutti — istituzioni civili, comunità ecclesiale e cittadini — si interroghino sul futuro della nostra festa patronale. Perché una città che dimentica il significato delle proprie radici rischia di conservare le tradizioni esteriori, ma di perdere l’anima che le ha generate. E una festa senza anima, per quanto ricca di eventi, non potrà mai sostituire la forza della fede che per secoli ha animato il popolo di Galatina attorno ai suoi Santi Patroni.
Gentile Lettera firmata, Le riporto un brano del resoconto sulla conferenza stampa tenutasi a Palazzo Orsini il 23 giugno 2026, prodotto e diffuso, su incarico dell'Amministrazione comunale di Galatina, da Sinergiæ Communication:
"Il parroco don Lucio Greco ha ricordato come Pietro e Paolo abbiano risposto alla chiamata del Signore in modi diversi, capaci di sconvolgere l’intera umanità: uno sconvolgimento spirituale i cui frutti, più maturi, si riconoscono ancora oggi in ciascuno. La Chiesa – ha sottolineato – non custodisce gelosamente la tradizione, ma la tramanda e la condivide.
Non mancheranno gli appuntamenti della fede: la Novena, le celebrazioni eucaristiche del 29 giugno, raggiunte attraverso una preparazione semplice e tradizionale ma sempre aperta all’innovazione, e la processione tra la fine della Novena e il giorno della festa, «espressione di un popolo in cammino». Alla processione prenderanno parte anche i bambini, che porteranno le immagini dei Santi: un gesto pensato perché diventi espressione di fede ed evangelizzazione, quasi a trasformare le strade del paese nella navata centrale della chiesa madre di Galatina."
Come potrà notare nel testo sulla festa, estratto da quel comunicato stampa e pubblicato qui di seguito, gli appuntamenti religiosi sono riportati per primi. Basta questo?
Quel "Non mancheranno gli appuntamenti della fede" sembra confermare le Sue riflessioni ed è quasi un pugno nello stomaco per ogni credente. (Dino Valente)
"Che cosa rimarrà nel nostro cuore dopo tre giorni di festa?"
"Non mancheranno gli appuntamenti della fede", quasi un pugno nello stomaco per ogni credente