Eravamo rimasti che ero ancora sull'uscio della porta e avevo chiesto: "Beh cosa si fa stasera?" Ebbene, quella sera passò così a casa a raccontarci, non si fece niente, la passammo tra pizza al tonno, pasta al pesto e “fufu' “.
Ci rifacemmo nei giorni successivi andando un po' di qua e e un altro po' di là.
Ero “nella cosa più bella” degli ultimi 20 anni e forse anche prima, solo che gli altri prima dei 20 non li ricordo più.
Volevo solo sapere come stava Delight e la sua famiglia, nella nuova città, in una Stoccolma appena coperta di neve, quella neve che Delight non aveva mai visto prima.
Volevo che mi spiegasse il rumore che fa quando cade, se come la pioggia fa casino, oppure non fa nessun rumore. Volevo conoscere i suoi nuovi amici, volevo sapere ciò che era cambiato, volevo spiegargli che “io c'ero ancora” che non ero sparito dietro “tra un po' ci vediamo” con quel “po'” che non arrivava mai, volevo spiegargli che a volte non tutto dipende da noi, che puoi metterci tutta la buona volontà, tutto l'amore del mondo, ma a volte non basta, non è sufficiente.
Mi è capitato in certi momenti di sentirmi un po' in colpa perchè la mia presenza forse riportava indietro a momenti anche belli che magari si stavano faticosamente scordando per posizionarsi su nuove realtà, su nuovi contesti, nuove certezze. O forse no, forse ero solo io a far fatica a superare quel “tempo”, fare fatica a capire che la vita va avanti, non puoi bloccarla solo su ciò che ti piace.
Fu come ci fossimo lasciati la sera prima, cominciavamo proprio da lì, dalla sera prima ed io non riuscivo a capire se ciò era un “bene” oppure no.
Mi son trovato addosso una città che funziona, dagli orari dei bus in poi, ed è stata questa la cosa più brutta, quel “funzionamento” a cui noi non siamo abituati e come avrebbe detto mia nonna: “ci malepare”. Un paese in cui a mezzanotte è ancora “luce” e il buio dura solo un paio d'ore.
La prima volta che vedi un posto nuovo, ti sembra sempre più bello del posto che hai lasciato, poi però a mano a mano ti accorgi che il posto da cui ti sei allontanato ti manca e non lo cambieresti pur con i mille suoi difetti, per nulla al mondo, ma tanto dovevo stare solo qualche giorno poi sarei tornato nel mio piacevole disordine.
Andammo in giro dove passavano barche e navi, in parchi con campi da calcio, nei reparti “toys” di grandi magazzini.
Vi starete sicuramente chiedendo forse anche da un po', perchè faccio tanto per Delight, perché faccio tutto questo per lui, magari vi siete già dati la risposta giusta o no, oppure non interessa o non c'è motivo alcuno. Certe cose si fanno e basta. Anch'io me lo son chiesto in passato, ora non più.
Forse faccio tutto perchè sulla sua pelle “brown” leggo tutte le sofferenze di bimbi meno fortunati e che non voglio vedere nei suoi occhi. Io quelle sofferenze le ho viste da vicino, le conosco e bene. Forse dipende solo da questo, non lo so, non ne sono sicuro.
I giorni non passarono più in fretta di quanto avessi immaginato, e arrivammo così al giorno stampato sul mio biglietto di ritorno, ero arrivato il lunedì, partivo la domenica.
Quella domenica andammo di prima mattina in Chiesa, c'era il battesimo del suo fratellino. Ad un certo punto finita la messa, quando stavano tutti assaggiando le ricette preparate con cura da sua madre e con la stessa cura messe in fila sul tavolo, sarei andato via da solo. Non volevo mi accompagnassero, non era difficile raggiungere l'aeroporto e mentre lui era tutto preso a giocare con altri bimbi della sua età, lo salutai senza dirgli nulla con un normale e solito gesto affettuoso che non faceva capire nulla di diverso, non faceva sospettare, poi salutai i suoi e le persone che erano in Chiesa.
Avevo appena voltato le spalle quando lo sentì chiedere a sua madre: momi, Pier going? Tirai dritto senza voltarmi, dopo due minuti avevo svoltato l'angolo ed ero sparito tra il verde. Ci sarebbe stata troppa tristezza, di sicuro qualche lacrima e qualche interminabile abbraccio, per questo avevo preferito andare quasi furtivamente, per questo non avevo voluto che mi accompagnassero.
Non chiesi mai o forse non volli mai sapere la risposta della madre a Delight, mi piace immaginare che continuò a giocare felice, con quei suoi amici.
L'imbarco era al gate C37, tornavo a casa, avevo consumato tutto il tempo, quel tempo che non basta mai, che non è mai sufficiente non solo per fare tutto ma neanche per dire tutto. Guardavo il cielo dal finestrino dell'aereo, ero alla sua stessa altezza, lo guardavo da vicino, negli occhi. Quasi per caso mi capitò di poggiare lo sguardo sulla mia maglietta, c'erano come delle gocce d'acqua, come se avesse piovuto. Ma non aveva piovuto e non c'era neanche una nuvola.
Quel tempo che non basta mai