Ti vedevo giungere in Chiesa accompagnato da Don Salvatore nei periodi in cui rientravi da Napoli, giovane sacerdote, solitamente durante le celebrazioni dei riti pasquali e delle feste natalizie, ieratico nel tuo silenzio.
E la medesima concentrazione notavo in Te durante la celebrazione eucaristica, assorto, silenzioso, quasi sofferente. Ma poi, al momento dell’omelia, il Tuo silenzio svaniva e divenivi interprete della parola di Dio con tutta la profondità del Tuo pensiero, con la passione ed il dolore interiore teso a proclamare il Vangelo, a far comprendere a chi ti ascoltava come in tutte le vicissitudini della nostra vita sia possibile ammirare il manifestarsi dell’amore di Dio per l’uomo, per ognuno di noi.
E notavo la Tua ansia nel proclamare il Verbo di Dio, il Tuo sforzo per far giungere ad ognuno dei presenti la profondità della Parola di Dio, la Tua necessità di arrivare con le tue parole nell’animo di ognuno di noi, di farci sentire partecipi della Tua sofferenza nel tentativo di giungere a Dio.
Ti ho ritrovato Parroco della nostra Comunità, sacerdote maturo, ma sempre assorto nel Tuo silenzio. E al principio non capivo questo Tuo silenzio, a tratti scontroso, a tratti riservato, a volte duro, e mi chiedevo il perché di tale Tuo essere silente. Ma poi Ti vedevo sull’altare durante la celebrazione della messa e, di nuovo, quel silenzio svaniva e diveniva partecipazione, trasporto, quasi un fondersi tra Te ed il sacrificio eucaristico che stavi celebrando.
E la proclamazione della Parola di Dio con l’omelia è diventato per Te il modo misterioso e fideistico di rompere il silenzio della concentrazione nella quale trascorri la Tua giornata per parlare a noi di Dio e con Dio.
E allora ho capito il Tuo silenzio. Non quello della rinuncia, della incomunicabilità, della infinita solitudine, ma il silenzio come spazio dell’ascolto, dell’incontro, del dono, per riscoprire la Parola in un tempo stanco di parole.
La Tua vita dedicata al Vangelo imponeva la Tua riflessione interiore, necessitava del silenzio per compiere l’analisi critica della Tua vita e della nostra esistenza che solo nella meditazione della Parola riesce a trovare le risposte alle domande difficili della nostra vita ed apre alla conversione ed all’adorazione.
Ed in silenzio, sofferente, Ti ho visto in ogni occasione in cui mi chiedevi notizie circa l’evolversi delle emergenze sociali e civili della nostra comunità, quando non riuscivi ad accettare i comportamenti di chi tendeva a dividere più che ad unire, di chi aveva parole o gesti di odio e non invece voglia di fare il bene dell’altro.
Ma il Tuo gesto di silenzio più importante è stato quello di amore verso la Madonna Odegitria; Ti sei innamorato di Lei, e con la Tua devozione e la Tua capacità di trasmettere a noi la profondità dell’amore di Lei verso di noi, ci hai portati tutti ad innamorarci di Lei, a farci sentire figli che con la guida e per il tramite di Lei possono giungere alla salvezza.
Ed allora Don Cosimo, continua con i Tuoi silenzi, perché da loro originano i Tuoi pensieri, le Tue riflessioni, il Tuo amore per Cristo e per la Sua Madre Odegitria, la Tua capacità di essere Buon Pastore e di guidare la nostra vita, perché Dio parla sorprendentemente laddove è il silenzio a parlarci di Lui, voce del silenzio.
"Assorto nel Tuo silenzio"
Don Cosimo Nestola nei ricordi di Carmine Perrone