"Piansi con il cuore quando lo chiamai l'ultima volta"

Pietro Montinari ricorda Indro Montanelli nel XXV anniversario della sua morte

Il 22 Luglio 2001 muore a Milano Indro Alessandro Raffaello Schizogene Montanelli, principe del giornalismo italiano (assieme alla scrittrice polemista Oriana Fallaci e alla firma internazionale Tiziano Terzani).
Come dimenticare i suoi libelli, le sue "Stanze", le sue "Cronache di Guerra", il Suo racconto dell'Alluvione di Firenze o la sua celebre corrispondenza da Budapest sugli scontri del '56, i suoi Editoriali al vetriolo sulla sua creatura "Il Giornale Nuovo" che noialtri chiamavamo affettuosamente - dico meglio - che gli Italiani di tutti i colori politici degli anni Settanta chiamavano "Il Giornale di Montanelli"?
Aveva del lessico della lingua italiana una conoscenza sterminata che affondava solide radici nel Greco Attico-Jonico e nel Latino, e possedeva, come egli stesso riconosceva con umiltà insolita in un toscano doc come lui, una cultura umanistica vasta ma lacunosa.
Indimenticabili certe sue locuzioni che farcivano le pagine della "Storia d'Italia" scritta in buona parte a quattro mani, con il contributo prevalente di Mario Cervi.
Per dire "a quattro passi da me", scriveva da raffinato toscanaccio trapiantato in Milano, nella via Solferino del suo amatissimo Corriere della Sera, "ad un tiro di sputo da me".
Per dire "le braccia muscolose del pugile", scriveva "le braccia nerborute del pugile". 
Nella sua Storia d'Italia, quando qualcuno moriva, non si limitava a chiudere gli occhi, "calava nella tomba".
Era in lui l'Eleganza graffiante di un Elzevirismo italiano di altissima fattura che, da quando è sparita dai giornali la Terza Pagina, non c'è più e con essa sono spariti i Giornali.
Piansi con il cuore quando lo chiamai l'ultima volta e la sua segretaria mi disse che non poteva più passarmelo al telefono perchè non era più nelle condizioni di parlare.
Diceva quel che pensava e scriveva quel che diceva, il Direttore Montanelli. Era il Giornalismo che glielo aveva insegnato, erano le Scuole francese ed anglosassone che aveva utilmente frequentato ma anzitutto e sopratutto erano i Fantasmi - che pascolavano in lui in ogni momento della sua giornata - di coloro che egli considerava i suoi Maestri, Giuseppe Prezzolini, Leo Longanesi, Ugo Ojetti che avevano forgiato prima della sua penna, la sua anima di Giornalista intellettualmente onesto.
Egli non osava mai mescolare l'Opinione con il Fatto. Questo perché il suo unico padrone era il Lettore.
Oggi che tutti lo hanno dimenticato, oggi che la Destra europea che lui avrebbe voluto in Italia dove non c'è mai stata, non c'è più in Europa, custodisco sulla mia scrivania il suo primo libro di giovanissimo scrittore, donatomi dalla sua Fondazione, che descrive i colori e il profumo della campagna intorno alla sua Fucecchio, e ne sento fortemente l'assenza, oggi che "i Giornali non esistono più", per dirla con l'amico Adelmo Gaetani.
Che la terra Le sia lieve per il resto dell'Eternità, incomparabile Direttore.
Suo Pietro Montinari

foto: Marco Sabia