In occasione della Giornata internazionale della donna, desidero rivolgere una riflessione che riguarda non solo il ruolo delle donne nella società, ma anche il valore crescente e imprescindibile della loro presenza nella professione medica.
Oggi la medicina italiana è sempre più al femminile: negli ospedali, negli ambulatori, nella medicina territoriale, nella ricerca e nella formazione universitaria, migliaia di dottoresse rappresentano una risorsa fondamentale per il nostro sistema sanitario e per la tutela della salute dei cittadini.
Le donne medico portano nella professione competenza, dedizione, capacità di ascolto e una straordinaria sensibilità umana che rafforza ogni giorno il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Il loro contributo non è solo numericamente sempre più rilevante, ma qualitativamente essenziale per affrontare le sfide della sanità contemporanea.
Proprio per questo, in una giornata simbolica come quella dell’8 marzo, non possiamo limitarci a celebrare i progressi compiuti. Dobbiamo anche ribadire con fermezza che chi esercita la professione medica deve poter lavorare in condizioni di sicurezza, rispetto e dignità.
Purtroppo la cronaca recente ci ricorda quanto questo principio sia ancora messo in discussione.
Solo negli ultimi giorni una nostra collega, una dottoressa che esercita in provincia di Lecce, è stata vittima di una grave aggressione all’interno del proprio studio da parte di un paziente che aveva sviluppato nei suoi confronti un’ossessione personale. Un episodio che colpisce e ferisce non solo la professionista coinvolta, ma l’intera comunità medica.
In questa giornata non possiamo inoltre non ricordare Maria Monteduro, figura stimata della sanità salentina, il cui impegno professionale e umano resta un esempio di dedizione alla cura e di servizio alla comunità. Il suo ricordo ci richiama ai valori più autentici della professione medica: competenza, responsabilità e profondo rispetto per la dignità della persona. La violenza contro i sanitari, qualunque sia la sua origine – frustrazione, disagio sociale, incomprensione o, come in quest’ultimo caso, un comportamento ossessivo – rappresenta un attacco alla dignità della professione e alla sicurezza dei luoghi di cura.
Gli ambulatori, gli ospedali, gli studi medici devono essere spazi di fiducia, di ascolto e di assistenza, non luoghi in cui chi cura debba temere per la propria incolumità.
A nome dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lecce esprimo la nostra piena solidarietà alla collega aggredita e rinnovo la più ferma condanna verso ogni forma di violenza contro i professionisti della sanità. Difendere i medici significa difendere il diritto alla salute dei cittadini.
In questa giornata dedicata alle donne vogliamo quindi rivolgere un pensiero e un ringraziamento a tutte le dottoresse che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con competenza, responsabilità e spirito di servizio. Molte di loro affrontano turni difficili, carichi di lavoro importanti e il delicato equilibrio tra vita professionale e personale, senza mai far venir meno l’attenzione verso i pazienti. Il futuro della medicina è sempre più al femminile.
È nostro dovere, come istituzioni ordinistiche e come società, garantire alle professioniste condizioni di lavoro sicure, rispettose e libere da ogni forma di discriminazione o violenza. Celebrare l’8 marzo significa anche questo: riconoscere il valore delle donne nella medicina e ribadire con forza che chi cura merita rispetto, tutela e gratitudine.
8 marzo, riconoscere il valore delle donne nella medicina e ribadire con forza che chi cura merita rispetto, tutela e gratitudine