Una donna e un uomo senza fissa dimora accampati nell'Ospedale di Galatina

Ora qualcuno deve farsi avanti e prendere in mano la situazione ma nulla cambierà se non si interviene in aiuto di queste due persone che si riparano lì

Igiene compromessa, disordini e tensioni. Un quadro che si paventava da tempo e che, da quello che si può vedere, è diventato concreto.
L’ospedale di Galatina, da qualche settimana rifugio in determinate aree di una donna e di un uomo senza fissa dimora, torna a far parlare di sé per una condizione che è divenuta insostenibile. Ora qualcuno deve farsi avanti e prendere in mano la situazione. Non facciamo come si è soliti fare, guardando più avanti o più indietro per capire all’interno della fila di chi siano le colpe o l’inadeguatezza.
Continuare a restare fermi nell’inoperosità sta portando a uno scempio di cui le immagini sono tristi testimoni. Da quello che si può notare a partire dal piazzale esterno, fino al Pronto Soccorso e a delle ali di alcuni piani del nosocomio, si parla di vera e propria sporcizia, causata da persone certamente fragili e vulnerabili, ma spesso purtroppo poco collaborative.
La Asl di Lecce ammette che il sistema sanitario nazionale non può ignorare fatti come questi. Sono già stati allertati anche i Servizi Sociali del Comune di Galatina e le forze dell’ordine, oltre naturalmente alla Direzione Sanitaria.
Si parla della necessità di un’azione in tandem tra istituzioni e volontariato, ma la questione rimane molto delicata.
Non sembrano essersi verificati episodi spiacevoli per gli operatori sanitari o i pazienti dell’ospedale, ma immaginare che un determinato modus vivendi, igienicamente molto a rischio, possa pregiudicare la pulizia del nosocomio e mettere in pericolo un ambiente critico come quello di un ospedale, non può lasciare inermi.
Sanitaservice ha già provveduto a ripulire gli ambienti messi a repentaglio, ma nulla cambierà se non si interviene in aiuto di queste due persone che si riparano lì, ma che sembrano non volersi adeguare ad alcuna regola di convivenza civile.
Chi di competenza deve trovare un modo per accudirli e metterli al sicuro, facendo sì che siano sereni e in ordine, per quanto possibile, anche i reparti, chi ci lavora e chi è, suo malgrado, ricoverato.