Generosamente Raf

Senza età. Il ritmo, il palpito acceso che dalle vene fa vibrare il cuore, non appartiene a qualcuno in particolare. È storia che possono scrivere i piccoli, è esperienza che possono raccontare i grandi. E Raffaello Murrone lo sapeva bene. La sua batteria accompagnava la vita, semplicemente. E generosamente. Un omone che incuteva soggezione a chi non lo conosceva, ma che diventava subito persona a cui affidare un’emozione perché in un attimo, dai piatti della sua batteria, si trasformava in dita da schioccare, in canto da intonare.

Emozioni "in tutti i sensi"

Solo un albero. In fondo si trattava di questo, solo di un albero da illuminare. Eppure la gente si è accalcata in PIazza San Pietro a Galatina, intorno a quei fiocchi bianchi che spiccano sul verde della tradizione. Cellulari in mano, naso all'insù, qualche desiderio nel cuore per queste festività, che si avvicinano silenziose con le loro solite malinconie da fine anno. Il conto alla rovescia e in un attimo è luce.
Migliaia di lucciole, il canto dei bambini, foto di rito e qualche occhio lucido.

Rocco Toma, il gentiluomo con la reflex

Da quello scatto rubato nell'ufficio anagrafe di Galatina in un caldissimo giorno di agosto sono passati dieci anni e qualche mese. Non c'era niente intorno che potesse suscitare un sorriso. Ci siamo ritrovati lì per una tragedia, una di quelle che ci hanno tenuti impegnati a lungo, tu con la reflex, io con la penna. Eppure in quel momento così sospeso, di cicale e di sudore, nel frastuono di un silenzio che io ancora stavo imparando a decifrare, hai saputo fermare il mio volto in un'espressione che io stessa non conoscevo.

La morte, se

La morte, se oltre a cancellare il corpo dalla vista, sdradica il ricordo dalla mente, vince sulla vita.
La morte, se mette fine a un legame, come una mannaia che divide in due la carne, vince sulla vita.
La morte, se viene invocata ogni volta che i problemi ci sembrano insormontabili e ci lamentiamo di essere presi di mira dalla cattiva sorte, vince sulla vita.
La morte, se ci fa paura come un cane rabbioso sguinzagliato contro di noi, vince sulla vita.

Lo stolto guarda il dito

Due uomini non fanno una madre. E chi ha detto che vogliano questo riconoscimento? Due uomini sono due uomini. Non possono e non vogliono essere altro. Ma possono e vogliono essere famiglia perché dove ci sono due persone che si amano, che si amano così profondamente da desiderare di mettersi in gioco anche come genitori, c'è una famiglia. E sapete chi lo afferma con prepotenza, più di questa penna spesso criticata nel suo ruolo provocatorio? I loro figli e le loro figlie.

Spudorata e bellissima

"E li occhi no l'ardiscon di guardare", direbbe il Sommo Poeta. Chissà se ne sei consapevole, pietra dorata, oggi nuovamente senza veli, ma sempre più impettita. In fondo è il tuo essere spudorata a renderti ogni giorno più bella, cara Basilica. Ora che la gabbia ha tolto i suoi intrecci ferrosi dal tuo viso di storia e calore, emani l'energia di una Eva che non si è ancora scoperta nuda. Libera, vera.

Condannare la violenza. Sempre

Prendete un fatto di cronaca. Prendete diverbi e toni che si scaldano. Prendete gesti che si aspettano dalle periferie più malfamate e che invece animano il centro della città. Prendete persone note e meno note, desiderio di civiltà e risposta inadeguata lasciata al nervoso di una mano che fa più di quanto richiesto. Poi cancellate dalla mente che l'episodio sia successo a Galatina, che lo scenario sia quello di un locale frequentato e che tra i coinvolti ci sia anche un assessore.

Inter Club Galatina, la caparbietà vince sempre

Come quel "se vuoi, puoi" che leghiamo a un amuleto, a un segno o a un pugno di sabbia e che poi un giorno diventa realtà. E dentro di te sai di aver fatto tutto quello che potevi per rendere vero un piccolo grande sogno. Quello dell'Inter Club Galatina è maturato nel tempo, nel cuore di un gruppo di giovani dall'animo neroazzurro doc, quello capace di soffrire e di risollevare la testa senza mai perdere in tenacia, coraggio e sportività. Chi scrive è interista, tesserata al club e tifosa da quando zio Bergomi aveva in testa una folta criniera riccioluta.

10 anni dalla tragedia di San Lorenzo, un'alba che non dimentica

Figli che non ci sono più, ma che hanno l'onore e l'onere di esserci per sempre. L'onore di un aldilà che, per chi crede nel dopo, è luogo senza confini, di beatitudine del cuore. L'onere di una presenza che consola e allo stesso tempo pesa sul petto di chi resta.

Non ti vergognare, luna!

Con tutti quegli occhi a scrutare la tua pelle, il diventare rossa non poteva che essere la tua risposta. Ché poi si crede tu sia sfacciata, quando fai l'amore con il cielo, ne assorbi la magia e in quella determinata notte non c'è più nulla oltre a te. In realtà sei timida nel concederti solo ai romantici, ai poeti e alle canzoni. Neanche gli astronomi ti conoscono davvero.