"Ristabilire la verità è un obiettivo nobile"

Interviene Fabio Vergine, sindaco di Galatina: "Ma forse ancora più importante è educare le nuove generazioni a cercarla con spirito critico, sapendo che l’identità di una città non si difende con slogan, bensì con studio, dialogo e consapevolezza"

Alla cortese attenzione del Direttore. Ho letto con interesse il contributo del nostro illustre prof. Gino Rossetti, che offre spunti preziosi sul rapporto tra memoria, toponomastica e identità cittadina.
Il richiamo alla necessità di “ristabilire la verità storica” è un principio che non può che trovarci concordi: la storia, per essere davvero patrimonio condiviso, deve poggiare su studio serio, fonti documentate e confronto tra studiosi.
Proprio per questo, forse, occorre aggiungere una riflessione ulteriore.
La storia non è soltanto un elenco di verità da ripristinare, ma anche il racconto delle trasformazioni culturali e simboliche che una comunità attraversa nel tempo. I mutamenti di uno stemma, di un toponimo o della denominazione di un ospedale non sono solo “errori” o “mode”, ma testimonianze di epoche diverse, con sensibilità diverse. Anche quelle scelte — che oggi possiamo giudicare discutibili — fanno parte della nostra storia. Il caso dell’Ospedale Santa Caterina, divenuto Ospedale Civile e poi intitolato ad Antonio Vallone, racconta un passaggio storico preciso: l’Ottocento post-unitario, con le sue tensioni tra tradizione religiosa e nuova identità civile. Così come il recupero del nome “Santa Caterina Novella” negli anni Sessanta riflette un diverso clima culturale. Ogni epoca lascia un segno, e comprenderlo è parte dell’educazione storica.
Condivido pienamente, invece, l’auspicio che la storia locale trovi spazio nelle scuole. È attraverso la conoscenza del proprio territorio che si costruisce un senso di appartenenza consapevole, non retorico. L’esperienza didattica ricordata dal professor Rossetti dimostra quanto possa essere efficace un approccio concreto, fatto di luoghi visitati, testimonianze, racconti, tradizioni.
La storia, quando esce dai manuali e si intreccia con la vita quotidiana, diventa viva.
Sarebbe auspicabile che l’Amministrazione comunale, insieme agli istituti scolastici e alle associazioni culturali, promuovesse un percorso condiviso, pluralista e scientificamente fondato. Non uno strumento celebrativo, ma un agile sussidio che presenti le diverse interpretazioni, le fonti, le trasformazioni nel tempo. Insegnare la storia significa anche insegnare il metodo storico: confronto, analisi critica, rispetto delle evidenze. Ristabilire la verità è un obiettivo nobile. Ma forse ancora più importante è educare le nuove generazioni a cercarla con spirito critico, sapendo che l’identità di una città non si difende con slogan, bensì con studio, dialogo e consapevolezza. Con cordialità.

Gentile Sindaco, La ringrazio per avere accolto favorevolmente lo stimolo partito da queste pagine e impreziosito dall'intervento e dall'esempio del professor Gino Rossetti
La speranza è che il Suo auspicio diventi presto realtà e che l'Amministrazione comunale si faccia promotrice dell'incontro fra studiosi, scuole e associazioni per il tracciamento del "percorso condiviso, pluralista e scientificamente fondato" a cui Ella fa cenno.
Ricambio le Sue gradite cordialità. (Dino Valente)