"È tempo che gli scacchisti decennali del centrodestra salentino facciano un passo indietro"

L’esito delle elezioni provinciali, svoltesi nel fine settimana appena passato, restituisce una fotografia drammatica dell’eutanasico arresto che continua a vivere il centrodestra pugliese e, in modo particolare, quello di radice salentina.
Un rigor mortis noto a tutti salvo a chi, sterilmente, decide volti, slogan e dinamiche comunicative infruttuose.
Ci si aspettava un determinato esito e ne viene fuori un altro, come da copione, come da decenni. Eppure, in piena burrasca, nessuno grida “terra!” e si continua così a naufragare in un mare sconfinato di esitazioni, perplessità e incapacità di costruire un futuro politico per un’intera coalizione. Storie ed avventure che neppure la versione migliore del Robinson Crusoe avrebbe mai immaginato di poter affrontare.
O il centro sinistra salentino è affolltato di enfants prodiges, nati e cresciuti in un ambiente politicamente prolifico che stimola e valorizza il “nuovo” e quindi – va da sé – gli interpreti attuali diventano invincibili, o – molto più probabilmente – il centrodestra incede instancabile con il suo andamento lento, abulico, indolente.
Il punto focale della questione non è chi meritasse o meno l’elezione né pretendere di conoscere chi siano stati i “franchi tiratori” e/o stigmatizzarli.
Il paradosso politico si estrinseca chiaramente nei risultati delle elezioni nazionali ed europee, in provincia di Lecce, che consegnano alla storia una chiara risposta di sostegno al centro destra italiano ma poi, in regione e in provincia, si soccombe da decenni. Ne consegue, allora, che non è l'ideologia o la sintesi valoriale dello scheramento di centrodestra a non riscuotere successo elettorale. La nota dolens sono i suoi interpreti.
La bocciatura, è presto detto, è nei confronti degli scacchisti locali.
Il perché, anche. Perché da decenni, anche agli occhi degli osservatori meno attenti, non traspare interesse a forgiare una classe dirigente nuova, perché non esiste confronto né un atteggiamento analitico e ponderato su risultati conseguibili e direzioni future.
Il centrodestra locale continua a vivere le stagioni politiche in un clima immutato e stagnante, nel quale la novità è percepita come un rischio e non come un’opportunità.
La politica di Audace Coraggio, di Azione Pianificata, di Integrità, Regolatezza e Pragma che implorano le nuove generazioni è un miraggio, una speranza infondata.
La possibilità che questa speranza venga consegnata nelle mani dei giovani amministratori del centrodestra per dare vita a un ciclo nuovo è remota. E allora, è tempo di ri-equlibrio.
È tempo che l’ennesima sconfitta politica del centro destra salentino imponga seriamente un cambio di passo, un'inversione di tendenza!
È tempo che gli scacchisti decennali facciano un passo indietro per lasciare spazio a chi ha un’idea nuova, perché la nuova partita del centro destra pugliese necessita di riscrittura, nuove definizioni senza forzatura delle giocate. Ci si mette al centro cosi, per restare presenti, consapevoli e, magari, traguardare.