È morta da un po', ma non le hanno fatto nemmeno il funerale

Troppa fretta, poco tempo. E non si riescono neanche ad organizzare le sue esequie. L'attenzione è defunta, pace all'anima sua. Ve ne siete accorti? Non solo quella che dovrebbe farci aprire gli occhi per strada, quando guidiamo o camminiamo, per evitare spiacevoli conseguenze. Qui il riferimento è ad altro. L'attenzione al prossimo prima di tutto. Ormai le nostre case sono piene di specchi. Esistiamo noi e solo noi. Chi ci è accanto spesso è solo un figurante, la "seconda scelta", un impegno da incastrare tra altre cose più importanti.
Silenzi del tutto nuovi

Le mani nella sabbia plasmano un delfino e una tartaruga. L'immaginazione crea forme. La realtà le deposita lì, accanto alle sculture. Concrete. Senza vita.
Come se la libertà avesse un nome e in un attimo lo avesse abbandonato tra le alghe. La morte di un gioco perenne tra suoni incompresi dall'orecchio umano e l'acqua purificatrice e misteriosa si presenta in tutta la tristezza che si porta dietro. Proprio dove i bambini giocano. Proprio dove i bambini smettono di giocare guardando senza parole quei figli del mare.

Tanti colori e un sogno

Il commento al bar dello sporadico curioso di turno che arriccia il naso davanti a qualcosa di insolito e si lascia scappare un "avete visto quello che hanno combinato i gay?" si è sciolto in meno di un secondo sotto un sole cocente che non ha intimorito i tanti cuori arcobaleno attaccati sul petto, sulle braccia, sui jeans.

Se trovi l'aquilone della tua fantasia...

Fermati, mondo! Hai lasciato andare la tua parte migliore! E adesso dove ti rifugerai quando avrai bisogno di innocenza e dolcezza? Sbatterai contro un vuoto inconcepibile e inafferrabile. E come lo spiegherai agli altri bambini? Ma loro superano le tue aspettative, scavalcano convenzioni e dolori e ti rispondono con la spontaneità della speranza. La gonfiano, come un palloncino, e la inseguono con le loro risate, i lacrimoni delle piccole delusioni, le mani che indicano sempre il cielo.

Orgogliosi di essere sul tetto(ne) del mondo?

Ascoltate! Lo sentite? No? Eppure è molto forte. È il silenzio dei "predicatori de noartri", quelli pronti a sparare ogni cartuccia a propria disposizione per criticare ciò che in maniera gioiosa e costruttiva cerca di smuovere le acque della routine e poi ammutoliscono davanti alle sfide peggiori lanciate al normale senso del pudore.

Che la vostra bestialità non abbia mai bisogno di aiuto

Una di quelle cose in cui porgere l'altra guancia sembra proprio impossibile. Soprattutto perché a perdonare dovrebbe essere qualcuno a cui la vita non ha risparmiato certo delle sofferenze. E l'uomo, proprio quello che si dice buono e dedito al prossimo, ha rincarato la dose.

La prossima volta una bella nenia, promesso. E musi lunghi, mi raccomando!

Quelle cose che nascono quasi da una casualità e che poi, quando qualcuno ti ferma per strada ringraziando per il regalo di quattro minuti e venti secondi di sorriso, ti fanno pensare di aver fatto qualcosa di buono. Il video "Happy from Galatina" che abbiamo voluto realizzare è stato ispirato da un principio un po' diverso da quello che guida le ormai note clip firmate dalla musica di Pharrell Williams.

Nel sogno di una libertà senza confini

A chi alla rappresentazione ieri ha prestato più di un orecchio distratto dal vocio e dai rumori della sala, quel flauto, quelle percussioni, quei violini, saranno rimasti dentro per tutta la sera, a cadenzare anche a sipario chiuso una memoria fatta di dolore e allo stesso tempo di speranza.  "Intorno a Brundibar" non è teatro.

L'uccello in gabbia o canta per amore o canta per rabbia

E se cantasse per idiozia? E se fosse per darsi un tono (che tono non è)? Ma di ben altri volatili stiamo parlando, non di quelli che usano il fischiettare per comunicare. E di altre gabbie. Mentali, strette al tal punto da far tirare fuori un sibilo urticante, non certo di richiamo. L'ennesimo troglodita passa accanto a una ragazza impegnata in una conversazione telefonica sul marciapiedi fuori dal proprio ufficio. Il sole l'ha invitata ad alzarsi dalla scrivania per prendere un po' d'aria. Classico braccio fuori dal finestrino di un Fiorino e fischio annesso.

Vi racconto una storia

C'era una volta una città che sonnecchiava. Odiava essere definita dormiente. Eppure non si faceva mai mancare le sue dosi di camomilla. Motivi per destarsi dal suo torpore ne aveva, non fosse altro per i tesori che custodiva tra le sue piaghe da decubito. Non quelle del "non posso", ma quelle del "non voglio". Sotto la cenere tante idee rivoluzionarie, tanta aspirazione al cambiamento, tanto desiderio di ripartenza. Eppure nessuno dei suoi abitanti metteva in atto questi propositi.