Poesia fa rima con follia

Con gli occhi chiusi, come per isolarsi dal mondo corrente e immergersi in un altro. Quello delle parole. Davide Rondoni ha ascoltato così i testi sacri della Via Crucis e i versi di Nico Mauro. Alla fine solo una domanda: che bisogno c’era di scrivere di questa strada dolorosa tanto bella quanto ardua, già affrontata da altri? La follia è la risposta più plausibile. Ma si tratta di una follia, stando alle riflessione che lo scrittore di Forlì ha voluto donare, ieri sera, a un Teatro Tartaro gremito, che aveva il grande intento di “riconoscersi”.

Falsi ingegneri comunali. Che pena le ultime frodi!

C'è da chiedersi se faccia più paura il modo vile in cui ci si approfitta della brava gente o il fatto che fidarsi di qualcuno stia diventando quasi impossibile. E così i pochi che sono onesti si confondono nella folla dei sempre più numerosi farabutti, bravi solo a cercarsi le vittime più deboli.

Accorgersi. E ricordare.

"Sensibile, non sensuale. La differenza è sostanziale". Prende una piega insolita, quasi da circolo letterario, il momento di festa in casa Bello, per il compimento dei 100 anni della signora Maria Giuseppa De Paolis. È a lei che suo figlio, don Salvatore, dedica dei versi dolci, malinconici e leggeri, come la piuma che, tra endecasillabi e settenari, si adagia sulla sua mano. È nella memoria e nel ricordo che elogia la figura della donna, madre, figlia, moglie, amica.

Noi lo salutiamo così, tra le lacrime
Quello che è stato è storia. Ripercorrerla significa far rivivere emozioni che non sempre siamo in grado di sopportare due volte, soprattutto quando hanno uno strascico di dolore. Oggi allora ci fermiamo all'oggi. O ci concediamo al massimo uno sguardo lungimirante e speranzoso al futuro. Ed è tutto lì, in quell'abbraccio tra le lacrime. Il nero del burqa contrasta con i catarifrangenti del giubbino giallo fluo. Ma l'intreccio di commozione annulla ogni distanza.
Quelle mani nodose hanno mollato la presa

Un inchino. E il saluto diventa addio. Aveva resistito fin troppo la vite centenaria che abbracciava parte del Collegio da via Cafaro. Quando circa sette anni fa le erano state tranciate le radici in seguito ai lavori di creazione della scala antincendio della struttura, in tanti rimasero senza parole per un gesto che si sarebbe potuto evitare con un minimo di attenzione.
Stamattina, alle ore 10:23, si è lasciata andare nel vuoto, aprendo il suo corpo senza più anima in frammenti secchi e spenti.

Chi lo cerca più?

Non avrete tempo di leggere queste righe. Oggi sarete presi da altro. Da una cena da preparare, da un regalo ancora da comprare o dall'ennesima imprecazione contro la crisi che renderà questo Natale più magro. Ma poi, più magro riguardo a cosa? Agli antipasti che si alterneranno sulla tavola? Forse se ne può fare a meno. Ai pacchetti da scartare sotto l'albero? Uno, magari ai bambini, è più che sufficiente. Gli adulti non ne sentiranno la mancanza.

E poi un giorno alla fine di viale don Bosco..

Se all'esterno fosse arrivato il rumore di un pallone che rimbalzava o quello umido di una bracciata in una vasca, forse nessuno si sarebbe avvicinato con curiosità. Vedendo da lontano quella struttura chiunque penserebbe a una palestra o a una piscina.

Malati di fobia
Ci dicono che in Africa stanno morendo di ebola..Vade retro africano, portatore di malattie senza scampo! Ci dicono che un furgone bianco si aggira per il Salento in cerca di ragazzi da rapire..Ogni camioncino agli angoli delle strade diventa un potenziale mezzo di pericolosi malviventi! La prudenza, che dovrebbe accompagnare uomini e donne sempre, non solo in alcuni periodi storici, sta lasciando il posto alla psicosi.
Grande successo di Luigi Fracasso in Messico
Sa travolgere, prenderti, scuoterti. E quando pensi che ti abbia svuotato, ti ha arricchito di dolcezza e dolore. Vita. La musica ha un potere unico e lo sa bene il pianista galatinese Luigi Fracasso che il 26 settembre scorso insieme all'Orquesta Sinfònica del Estado de México, nella Sala Felipe Villanueva di Toluca, ha eseguito il Concerto n.3 Op 37 di L. v. Beethoven.
In attesa di ponti, pontifichiamo sulle attese
Credendoci poco, sperandoci meno. Prendiamola sul ridere per evitare di piangerci addosso. Ma la questione è seria, così tanto che per affrontarla servirsi di uno strumento da bambini è la cosa migliore. I piccoli sono più attenti degli adulti, più sinceri, più affidabili. Avrei voluto prenderlo in mano io quel gessetto, disegnare io le strisce pedonali per terra. Poi però avrei dovuto sedermi lì, sull'asfalto già macchiato di sangue, senza lasciare più spazio alle promesse. Quell'incrocio va reso più sicuro. Bisogna fare qualcosa subito, senza mezzi termini.