La Sezione Materiali da costruzione di Confindustria Lecce ha promosso venerdì, presso la propria sede sociale, un incontro con Confapi, Confartigianato, CNA e Ance di Lecce, per lanciare un grido di allarme sulla situazione gravissima in cui rischiano di trovarsi le imprese del settore "cave", a seguito della Delibera della Giunta regionale del 5 aprile 2018 n. 569, relativa alla determinazione delle tariffe per le attività estrattive a valore retroattivo per il 2017.
"Tale delibera -fanno sapere da via Fornari- prevede, tra le altre prescrizioni normative, una revisione della tariffa sui materiali estratti dalle cave, con incrementi che raggiungono percentuali fuori da ogni previsione e controllo: da + 562% a + 1700 %. Parlare di sproporzione o di carenza di ragionevolezza di fronte a tali numeri sembra quasi un eufemismo!"
"E' sotto gli occhi di tutti - ha affermato infatti il presidente di Confindustria Lecce Giancarlo Negro - la delicata situazione in cui versa il comparto edile, che ha visto in dieci anni una riduzione degli addetti pari al 50%, a causa di una crisi perdurante (della quale non sembra ancora vedersi la via d'uscita), del blocco delle opere e dell'incapacità di trasformare in lavori i fondi disponibili. Inoltre gli aumenti a dir poco esorbitanti inflitti al comparto dei materiali estrattivi non incidono pesantemente solo sulla filiera edile, ma colpiscono al cuore anche le produzioni di eccellenza del Salento di design e oggettistica in pietra leccese".
"Il danno per le nostre imprese è enorme - hanno detto Cristina Mercuri e Lucrezia Vantaggiato, rispettivamente presidente e vice presidente della Sezione Materiali da costruzione di Confindustria Lecce-. Siamo pronti a fare squadra con i rappresentanti delle altre Organizzazioni e costruire un fronte comune a tutela delle cave che insistono sul territorio salentino, il più importante della Puglia per numerosità di impianti presenti: ben 102 sul totale regionale di 382. È assurdo che materiali di eccellenza, come quelli estratti per la realizzazione di oggetti di arredo e design o per le costruzioni, pregiati e, soprattutto, richiesti a livello nazionale ed estero, corrano il rischio di essere annientati dalla concorrenza dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, i cui costi di estrazione sono praticamente pari a zero. Dobbiamo scongiurare che quanto è avvenuto nel passato per il comparto moda, con l'immissione sul mercato di prodotti a basso costo provenienti dai Paesi asiatici, accada anche al comparto cave: a distanza di otto anni sono ancora troppe le ferite inferte e le emorragie di occupati. Non possiamo consentire che anche questa parte della nostra economia venga dilaniata e frustrata. Non è accettabile che gli incrementi di tariffa si debbano applicare a materiali già prelevati e venduti dalle imprese, senza che queste siano state messe a conoscenza dei relativi oneri. Il provvedimento che prescrive il pagamento retroattivo su quanto già estratto deve pertanto ritenersi assolutamente illegittimo".
Al termine dell'incontro è stato deciso di chiedere al presidente della Regione Michele Emiliano un intervento urgente volto ad annullare la delibera. Le imprese estrattive sono disposte a saldare, nella medesima proporzione degli altri anni, il dovuto per il 2017, a testimonianza dell'impegno per lo sviluppo e per il territorio.
"Tuttavia in mancanza di un blocco della delibera da parte del presidente Emiliano, il mondo del settore estrattivo si vedrà costretto ad adire le vie legali a tutela delle imprese e dell'indotto delle cave, dell'occupazione, nonché della salvaguardia del comparto edile-lapideo nel suo complesso".