A Patrick Zaki la cittadinanza onoraria di Galatina?

Il Governo: "Bisogna valutare ogni implicazione che la concessione della cittadinanza possa avere su Patrick Zaki stesso, perché non neghiamoci che questa può avere anche effetti negativi"

Il Circolo PD di Galatina ha diffuso la seguente nota: "Dopo il Senato, anche la Camera dei Deputati ha approvato la mozione che invita il Governo a riconoscere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Il documento, sostenuto anche da 300.000 firme di cittadini, è stato votato da tutti i gruppi parlamentari, ad eccezione di Fratelli d’Italia che, in modo strumentale, si è astenuto. Come ormai tutti sanno, il giovane ricercatore dell’Università di Bologna dal febbraio del 2020 è rinchiuso nel carcere del Cairo, senza aver commesso alcun reato, senza aver violato le leggi egiziane, e, sino ad oggi, non gli è stato notificato alcun capo d’imputazione. La sua detenzione arbitraria è stata più volte prorogata da 45 a 45 giorni, e nessuna data è stata fissata per l’eventuale celebrazione del processo. Il nostro Governo deve, da subito, avviare la procedura perché Zaki diventi cittadino italiano. Anche il Parlamento Europeo, per bocca del suo Presidente David Sassoli, ha chiesto che allo studente venga ridata la libertà, e della questione sarà interessato, nella sua prossima sessione, il Consiglio d’Europa. A sostegno delle tantissime iniziative che si stanno tenendo in tutto il Paese, il Circolo del PD di Galatina, da tempo, ha chiesto al sindaco Marcello Amante, al Presidente del Consiglio e ai Consiglieri comunali che a Zaki sia concessa la cittadinanza onoraria, come sta avvenendo in moltissimi comuni. Il sindaco e il presidente, sino ad oggi, non hanno ritenuto opportuno portare all’attenzione dell’assise cittadina la nostra richiesta, né l’hanno ritenuta degna di una risposta. Con rammarico, dobbiamo constatare che nemmeno i consiglieri hanno dato segnali di vita. Una riflessione per tutti quei cittadini che hanno a cuore il rispetto dei diritti civili e la dignità della persona".

La posizione del Governo
Manlio Di Stefano
, Sottosegretario di Stato per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale, parlando in Senato il 6 Luglio 2021 ha così spiegato la posizione del Governo: "Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti in questa discussione generale, perché tutti hanno portato un punto di vista molto importante e molto interessante, e, in effetti, la sensibilità diffusa nel Paese è quella che è stata espressa da tutti voi. Noi, come Governo, continuiamo a seguire, ormai costantemente, le vicende di Patrick Zaki con la massima attenzione, con il coinvolgimento delle nostre ambasciate e di tutti gli organi preposti a farlo, e vi assicuro che la sensibilità del Governo è esattamente la stessa dell'Aula parlamentare e del Paese intero, perché non siamo chiamati a fare altro che a rappresentare il sentimento comune sulla vicenda Zaki. Molti di voi hanno parlato del suo essere a tutti gli effetti un cittadino del nostro Paese e della nostra Bologna: siamo totalmente convinti che sia esattamente così. Abbiamo avviato, fin da principio, un fitto monitoraggio dell'attività del procedimento giudiziario, che è una delle prime forme di assistenza che, come Paese, possiamo dare all'estero nei confronti di questo studente. Vi ricordo anche che il programma di monitoraggio stesso dell'Unione europea è frutto dell'iniziativa italiana, della richiesta italiana di avere un monitoraggio europeo. Anche recentemente, in occasione della più recente udienza, quella del 1° giugno, che purtroppo, come sapete, ha disposto l'ennesimo rinnovo della custodia cautelare, la nostra ambasciata al Cairo, insieme all'ambasciatore spagnolo, è stata presente all'udienza stessa presso il tribunale. Il nostro ambasciatore al Cairo, Giampaolo Cantini, ha compiuto diversi passi, ovvero diverse interlocuzioni con le autorità locali, cercando di auspicare la nostra volontà, la nostra necessità che la questione si risolva in modo positivo. L'azione di monitoraggio e anche la pressione diplomatica continueranno, questo lo dico senza alcun dubbio. L'obiettivo che abbiamo con queste pressioni è proprio quello di ottenere la liberazione di Patrick Zaki, niente di meno di questo. Ci tengo a ribadirlo, perché è stato, forse, velatamente messo in dubbio il fatto che il Governo si sia impegnato in questa direzione. Continuiamo anche a svolgere una incessante opera di sensibilizzazione presso le autorità egiziane, sia a livello bilaterale sia a livello dei forum internazionali, sollecitandoli al confronto anche, in ottica di rilascio di Zaki. Abbiamo approfondito la nostra interlocuzione con i partner anche in ambito di Unione europea che, come l'Italia, considera questo un caso prioritario in tema di diritti umani e di libertà fondamentali. Recentemente - per farvi capire quanto, a tutti i livelli, operiamo in questo senso - anche il sottosegretario Della Vedova, che era in missione nel Regno Unito, in Germania, in Francia e in Spagna, ha richiamato esattamente questo caso con le autorità di questi Paesi per far sì che si faccia blocco comune e fronte comune in questo senso, perché, come diceva anche l'onorevole Quartapelle, non è soltanto la questione Zaki a preoccuparci, ma quella dei diritti nelle carceri egiziane. L'impegno del Governo non riguarda soltanto Zaki, ma proprio la questione dei diritti fondamentali nel Paese, in Egitto, e noi, tradizionalmente - non da oggi con il caso Zaki o, prima ancora, con il caso Regeni - siamo promotori di pratiche legate ai diritti umani, ai diritti fondamentali in tutti i Paesi del mondo. Siamo, quindi, impegnati senza alcuna reticenza a valutare ogni tipo di iniziativa potenzialmente percorribile che possa favorire il rilascio del giovane, inclusa l'eventuale concessione della cittadinanza, di cui, appunto, oggi discutiamo. Le amministrazioni coinvolte, in particolare il Ministero dell'Interno, cui, in realtà, spetta la primaria valutazione di questo atto, stanno facendo tutte le necessarie verifiche a tal riguardo. Oltre però – e credo che questo sia il nodo principale della discussione di oggi, dobbiamo dirci le cose in modo molto chiaro - alle valutazioni tecniche, ci sono anche valutazioni più ampie che devono tenere conto delle circostanze di contesto. E non parlo, come qualcuno ha alluso, di questioni di ragione di Stato, di interessi italiani o quant'altro, parlo del bene del ragazzo stesso, perché, come già è stato rilevato in passato, anche nell'ultima interlocuzione al riguardo della Vice Ministra Sereni al Senato, bisogna valutare ogni implicazione che la concessione della cittadinanza possa avere su Patrick Zaki stesso, perché non neghiamoci che questa può avere anche effetti negativi. Io ribadisco - perché l'ultimo intervento, in particolare, ha calcato la mano su questo - che tutti lavoriamo nell'ottica di aiutare Patrick Zaki, tutti vogliamo liberarlo, ma, con la ragion di Stato che si citava, in questo ultimo anno e mezzo e con il lavoro del Ministero degli Affari esteri e del Ministro Di Maio, sono stati risolti casi storici: il caso di Chico Forti, i marò, Silvia Romano, padre Maccalli e Nicola Chiacchio. Questi casi li abbiamo risolti con il lavoro del Parlamento, ma, lasciatemi dire, anche con quella ragion di Stato di cui si parlava prima, cioè lavorando sottotraccia, a volte senza parlarne troppo, perché molti casi si risolvono anche così, ed è un merito della diplomazia, è un merito dell'intelligence italiana, è un merito anche del Parlamento e della polizia a livello internazionale che aiuta e segue questi casi.
Quindi, riconosciamo, ovviamente, chi non lo fa, la forte portata ideale, simbolica, umanitaria di questo gesto, però dobbiamo anche ricordarci che gli effetti pratici devono essere a tutela dell'interessato. Questo lo dimostrano casi simili a quello di Zaki riguardanti detenuti con doppia cittadinanza italo-egiziana, ne abbiamo tantissimi in realtà, non stiamo scoprendo oggi una pratica. Alla luce del diritto e dei principi internazionali, l'Italia, infatti, avrebbe enormi difficoltà - e gli italiani eletti all'estero lo sanno benissimo - a fornire protezione consolare, perché si applicherebbe il principio della prima cittadinanza del ragazzo, che è quella egiziana, non è quella italiana, e l'Egitto, in particolare, tra l'altro, ha una normativa molto stringente sul caso della cittadinanza. Quindi, queste cose dobbiamo valutarle, perché sicuramente sono fattori in essere in questa partita. È chiaro - e lo ripeto - che porre al più presto fine alla detenzione di Patrick Zaki è un obiettivo comune di tutti noi. Noi siamo, quindi, assolutamente favorevoli a qualunque dibattito quest'Aula voglia fare, non abbiamo una preferenza in tal senso, però è chiaro che tutti dobbiamo guardare all'interesse del ragazzo in questione e sono certo che sia ciò che spinge voi tutti e anche noi al Governo. Quindi, incoraggio sicuramente questa discussione, vi prego tutti soltanto di guardare al risultato finale, che è la liberazione di questo ragazzo e la tutela dei suoi diritti, anche quelli che non ha ancora perso e questo è un tema che dobbiamo sicuramente affrontare".

ph repubblicaBologna

Sabato, 10 Luglio, 2021 - 06:05