"Grazie don Aldo"

Caro don Aldo, avevo da poco compiuto 18 anni quando sei arrivato nella nostra tenda. Avevo sempre vissuto la comunità di San Sebastiano in modo intenso durante l’adolescenza e non sapevo cosa aspettarmi dal nuovo parroco.
Tu, quando ti sei presentato a tutti noi, avevi appena festeggiato i tuoi 30 anni di sacerdozio.
Oggi siamo qui esattamente 30 anni dopo quel momento, hai doppiato quel traguardo, nel vero senso della parola. Fa quasi paura pronunciare ad alta voce un numero così pieno. Tante, troppe cose sono successe in questo importante lasso di tempo, ma una sembra non aver subito alcun tipo di cambiamento: il tuo discernimento, la tua capacità di valutare con saggezza ogni situazione, il tuo desiderio di cercare in ogni caso il dialogo.
Credo che l’ascolto e il confronto costruttivo siano da sempre alla base del tuo essere persona prima, sacerdote poi. Perché per scegliere la strada del sacerdozio il punto di partenza deve essere già delineato.
Ti immagino studioso, attento osservatore e sensibile amico già da ragazzo, proiettato verso valori universali di cui il Vangelo è portavoce autorevole.
Il tuo cammino, caro don Aldo, è stato all’insegna della fede più autentica. Non hai mai rinunciato a cibarti del Pane di Cristo e a benedire ogni nuovo giorno, anche quando la salute ti ha reso molto difficili le cose più semplici. Sei stato esempio per tanti giovani che oggi sono sacerdoti perché forgiati, tra le le altre cose, dal tuo rigore e dalla tua passione per la cultura.
E sei ancora oggi esempio per tutti coloro che ti hanno conosciuto, gran parte dei quali festeggiano oggi con te questa data.
La tenda di San Sebastiano è casa tua. Siamo davvero felici che tu l’abbia scelta per la celebrazione dei tuoi 60 anni di ordinazione sacerdotale.
L’incertezza sul futuro che avevamo trent’anni fa nell’accoglierti per la tua avventura da parroco, si è trasformata rapidamente nella gioia di avere al nostro fianco un maestro forte, ma paterno, deciso, ma amorevole.
Quanto ci hai sorpresi nell’incoraggiare il teatro? Quanto erano vivi gli spazi della nostra chiesa in quei mesi in cui ci lasciavi preparare i nostri musical? Quante persone eri riuscito a coinvolgere?
E poi ci sono i tuoi scout, per i quali hai sempre avuto una parola di incoraggiamento e per cui sei stato un pilastro spirituale instancabile.
E poi ancora il giornale parrocchiale, una creatura timida che ha avuto il coraggio e la volontà di parlare a tutti per più di vent’anni, divenendo un appuntamento atteso di riflessione.
Il tuo passaggio in Chiesa Madre ha segnato una svolta nel tuo percorso, emotivamente e fisicamente, ma hai sempre onorato con disciplina e accoglienza ciò che il Signore ti aveva riservato, facendoti difensore della bellezza, dell’educazione, di una fede che parte dalla Bibbia, certo, ma deve farsi seme vivo nel mondo con la concretezza della solidarietà e della fratellanza.
Grazie don Aldo per il segno che hai lasciato in tutti noi.
Grazie per la sobrietà che ci hai insegnato, per averci fatto capire che i fuochi d’artificio colorati svaniscono non appena finisce il rumore dello scoppiettio e che quindi l’apparenza è una cosa effimera.
La credibilità si costruisce nel silenzio e nella misura.
Il nostro augurio, in questo giorno di festa, è che la potenza della fede ti possa sostenere ancora a lungo facendoti superare qualsiasi difficoltà e concedendoti la serenità che meriti.
Così anche noi potremo godere ancora per un po’ della tua guida sicura. AUGURI!

Questo è il saluto che Valentina Chittano ha rivolto a monsignor Aldo Santoro, nella tenda di San Sebastiano, durante la messa per i suoi sessant'anni di sacerdozio.