“Il recupero del senso di identità nazionale, quale monito ai ragazzi per la costruzione di una società migliore, fondata sui valori della giustizia e della dignità della persona”. “Ricordare, per non dimenticare”.
Questo il senso delle parole con cui il Prefetto di Lecce, Natalino Manno, ha rimarcato l’importanza di questa Giornata del Ricordo, svoltasi nella mattinata del 10 febbraio 2026 presso la Sala Dante dell’istituto Galilei-Costa Scarambone, con grande partecipazione di autorità civili, militari e religiose, e degli studenti di alcuni istituti scolastici della provincia.
La manifestazione, dopo i preliminari saluti istituzionali, è stata scandita da suggestivi momenti musicali offerti dall’orchestra degli studenti del Liceo Scientifico Statale “Leonardo Da Vinci” di Maglie, in cui il filo conduttore del “ricordo” ha richiamato un atto di giustizia e verità storica verso una pagina dolorosa del Novecento, a lungo rimasta nel silenzio.
Hanno avuto, poi, luogo, gli interventi dei ragazzi della Consulta provinciale degli studenti e degli istituti Galilei-Costa-Scarambone, Palmieri, Virgilio Redi e Pietro Siciliani, che attraverso momenti di lettura e proiezioni video, hanno voluto ricordare l’immane tragedia vissuta dagli esuli istriani e dalmati, barbaramente uccisi dal regime totalitario di Tito per il solo fatto di aver difeso la propria identità nazionale.
Particolarmente toccante ed attuale è stato l’intervento dell’alunna Maria Chiarello del Liceo Scientifico “ Da Vinci” di Maglie, che ha ricordato come “le foibe ci ricordano una cosa semplice e terribile: quando il diritto diventa strumento del più forte, quando la giustizia lascia spazio alla vendetta, quando un’ideologia pesa più della vita, allora tutto diventa possibile. E qui arriviamo all’oggi. Perché le foibe non iniziano con una voragine nella roccia. Cominciano molto prima. Iniziano quando ridicolizziamo chi non la pensa come noi. Quando trasformiamo l’avversario in un nemico. Quando smettiamo di ascoltare e iniziamo a etichettare: fascista, comunista, traditore, diverso, sbagliato. Oggi non gettiamo più persone nelle foibe. Ma quante foibe quotidiane esistono? Le foibe del linguaggio, dove qualcuno viene annientato a colpi di insulti. Le foibe dei social, dove si gode nel distruggere chi sta dall’altra parte dello schermo. Le foibe dell’indifferenza, dove chi soffre viene ignorato perché “non ci riguarda”. Le foibe del branco, quando il silenzio diventa complicità. E poi ci sono le foibe del nostro tempo: le foibe dell’algoritmo. Viviamo in un mondo in cui non è più una persona a decidere chi conta e chi no, ma un meccanismo invisibile che amplifica, cancella, mette in mostra o nasconde. Ricordare non serve a riaprire ferite. Serve a evitare che si riaprano da sole. Perché la storia non si ripete mai uguale, ma gli esseri umani sì. E quando crediamo di essere al sicuro solo perché siamo nati dopo, è lì che il terreno torna pericoloso”.
L’ultima parte della commemorazione ha previsto l’ascolto delle toccanti testimonianze di due discendenti di esuli istriani sfuggiti alla tragedia delle foibe: Anna Maria Caiulo, che ha ripercorso i momenti ed i ricordi vissuti dalla sua famiglia al confine orientale e Biondina Renzullo, figlia e nipote di esuli istriani.
Al riguardo, il Prefetto ha evidenziato il significato più profondo sotteso alla celebrazione: ricordare i migliaia di martiri delle foibe e le sofferenze dei più di 300 mila esuli non è solo un dovere morale, ma un esercizio di consapevolezza collettiva sul senso di “italianità”, necessario per riaffermare i valori di libertà e identità nazionale su cui si fonda la nostra Repubblica.
Per più di 60 anni, infatti, questa storia è rimasta ai margini del discorso pubblico, compressa tra silenzi e contrapposizioni ideologiche che ne hanno impedito una piena elaborazione. “È tempo” ha soggiunto il Prefetto “che venga conosciuta, trasformando il dolore in un impegno attivo per la difesa della dignità umana e dei diritti inalienabili di ogni individuo.
Il messaggio principale di questa ricorrenza dev’essere, quindi, rivolto alle nuove generazioni e, in particolare, ai ragazzi affinché vengano guidati nella rilettura critica della storia, divenendo i protagonisti di una società più giusta, solidale e consapevole”.
Celebrata a Lecce la Giornata del Ricordo
Il Prefetto Natalino Manno: "Trasformare il dolore in un impegno attivo per la difesa della dignità umana e dei diritti inalienabili di ogni individuo"