Partiamo dall'inizio. Premetto che non ho alcuna motivazione personale o non, che possa influire o condizionare il ragionamento (???) che sto per fare.
Ho avuto occasione di vivere politicamente da “tangentopoli” in poi, da Berlusconi in poi e da Palamara in poi, con tutto il verminaio venuto fuori a cominciare dalle testate giornalistiche amiche che si prendevano cura di pubblicare in prima pagina la “fuga di notizie” mai casuale di magistrati che facevano politica.
Ho solo osservato quel che intorno succedeva in questi anni ed, a torto o a ragione, quanto ha inciso il peso della magistratura sulla storia, sugli avvenimenti di questo Paese e sul destino delle persone, convinto sempre che il malaffare in politica e non, va sempre punito ma senza per questo sovrapporre nella sua ricerca altri elementi che hanno a che fare con carriera, visibilità e politica.
E poi è stata fissata la data del referendum sulla giustizia, un referendum a cui il centro-destra è arrivato nella maniera più rozza possibile ma che comunque non avrebbe evitato il mio SI che francamente pensavo si fosse unito alla stragrande maggioranza degli elettori.
Ah, dimenticavo di dire che così come si evidenziava nei dibattiti TV, l'Italia con questa riforma, si sarebbe uniformata finalmente agli altri Paesi europei. Ero intenzionato a seguire il dibattito nel merito di ogni ragionamento delle parti e a modificare senza difficoltà quello che di base era il mio orientamento iniziale che mi portava al SI. Avrei per questo seguito solo ragionamenti che fossero quanto più aderenti al quesito.
Poi è successo di tutto. Più andava avanti il dibattito, più assistevo disgustato e più mi capitava di ascoltare personaggi che qualche tempo prima avevano sposato, alcuni anche insieme a me, le ragioni del SI ma che ora invece, magicamente, sostenevano il NO. E in più mi capitava di sentire LAQUALUNQUE affermare che la vittoria del SI sarebbe stata pari pari un colpo di stato e poi sentivo frasi in ogni dove: la Costituzione non si tocca, e poi sentivo che votavano NO contro il caro gasolio, votavano NO contro fozza gioggia, come se io che non votavo NO fossi passato dalla sua parte.
Insomma tutte motivazioni che io, che conservavo sino a prova contraria un minimo sindacale di ragionevolezza, trovavo estranee al tema referendario. Ebbi pure a chiedermi più volte se fossi o no, un iscritto alla P2, oppure un mafioso, oppure un pregiudicato e basta, in linea con l'elettorato del SI. Non riuscii a darmi una risposta ma se quel signore lo aveva detto forse era così, anche senza che me ne accorgessi. Lui era del mestiere. Alcuni soprattutto quelli più creativi, leggevano il futuro vedendo da li a breve una serie infinita e articolata di provvedimenti che avrebbero cancellato l'autonomia e l indipendenza della magistratura.
Insomma, invece di ascoltare elementi tecnici per un voto consapevole si offrivano sempre e solo mistificazioni erano lì tutti in fila indiana a smentire quel che sino a qualche giorno prima sostenevano.
Arrivò anche il loro giorno, il giorno in cui cantanti, attori, nani e ballerine sfilavano a favore del NO. A dire il vero ho anche rischiato che FICARRA & PICONE mi convincessero a cambiare idea. E ogni tanto mi trovavo a rivivere il caso TORTORA e mi trovavo a immaginare l'odissea giudiziaria terrificante della figlia GAIA e apprendere che i magistrati che, ingiustamente avevano condannato Enzo Tortora, avevano continuato a fare carriera anche dopo, mentre il solo che si fosse accorto della sua innocenza era l'unico a non aver fatto carriera.
Avrei votato SI anche per questo, per la responsabilità dei giudici e per liberarli dal peso delle correnti che li portava ad assumere decisioni politiche e non allineate a criteri di correttezza e giustizia.
E' stata, secondo me, una manipolazione di massa nel nome di un disegno del dopo di cui allo stato non c'era traccia. Il finale poi ha superato ogni immaginazione, salti, balli e brindisi come in una trattoria nella festa di addio al celibato, mentre in sottofondo intonavano la colonna sonora della loro vita: bella ciao, ciao, ciao.
Ho provato disgusto. Io credevo e a tratti mi ero anche illuso, di dover votare per un referendum, beh mi sbagliavo! Era l'unica cosa su cui non si doveva votare. Non ho potuto votare, ma è come se avessi votato SI, e al solo pensiero mi riempio di orgoglio. Il mio è stato un pensiero pulito, libero non condizionato da schieramento politico o da partiti o altro. Lo rifarei, consapevole di aver votato come ha votato la maggior parte di uno schieramento che non mi appartiene, innamorato solo di un mio ragionamento di merito.
Dispiaciuto, nell'aver capito che sono in tanti a essere pronti a votare anche contro una norma che andrebbe a favore del loro Paese per privilegiare un voto ideologico, politicamente estraneo al quesito referendario richiesto.
Mi sento triste, e sul mio Paese scorrono intanto i titoli di coda.
Referendum, "Ho provato disgusto"