Nei giorni scorsi ci ha lasciati un artista a cui ero particolarmente legato e che ho sempre apprezzato molto, Gino Paoli. La sua scomparsa ha rappresentato un momento di riflessione personale su un argomento che può sembrare banale ma che poi non credo lo sia più di tanto.
L’intitolazione di una strada ad un artista che, come lui, ha segnato il panorama artistico nazionale con la propria arte, eredità assoluta di tutti noi. Insieme a lui mi vengono in mente mostri sacri come Battiato, De Andrè, Tenco, Pino Daniele, Ornella Vanoni, Lucio Dalla o attori monumentali come Gassman, Sordi, Totò, De Sica, Carmelo Bene, Anna Magnani, ecc.. tutti conosciuti, riconosciuti ed amati dentro e fuori dall’Italia, tutti artisti da ricordare e studiare anche nelle scuole.
Giorni fa ho conosciuto una persona che abitava in Via Carlo Pisacane (Attore) e le ho detto: “Signora lo sa che a me piacerebbe abitare in una strada intitolata a questo artista?”.. “Ah sì? Non so neanche chi sia..”
Ecco. Un toponimo non è mai banale, permette a chi ha dei meriti particolari (anche di natura artistica) di non essere dimenticato o di essere conosciuto se non lo è per ragioni, ad esempio, anagrafiche e sottolinea anche la sensibilità di una comunità. E io immagino questa divulgazione in un “quartiere degli artisti” anche nella mia città, con strade intitolate solo a personaggi immortali, poi però mi sveglio e dico: “ma con questo dibattito cosi acceso su Corso Porta Luce tu vai a pensare proprio ai toponimi?! Lasciamo stare dai…”
A Galatina un "Quartiere degli artisti"?