“Quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere”

Un contributo al dibattito sul futuro di Galatina

Caro Direttore, in questo strano tempo che ci tocca di vivere, le discussioni e i confronti ormai avvengono virtualmente e l’agorà diventa il nostro monitor. Ho letto con interesse i due punti di vista lanciati dal Suo giornale. Li ho trovati stimolanti e ho deciso di contribuire anche io, da cittadina, al dibattito sul futuro politico di questa città.
Mi ha fatto riflettere soprattutto il secondo intervento che verteva principalmente sul concetto di Giovanilismo. Rispetto l’entusiasmo di chi crede che ancora oggi il problema della politica sia dato da una classe dirigente ingessata e gerontocratica, la quale, una volta sostituita, dovrebbe far funzionare tutto e meglio. Magari fosse così semplice!
La proposta della rottamazione, e chi mi conosce sa quanto mi costi dirlo, è stata una forza dirompente ma ha mostrato tutti i suoi limiti. La narrazione che sia sufficiente avere tra i 30 e i 40 anni per essere necessariamente tra i più bravi e i più meritevoli o i più innovativi non corrisponde sempre alla realtà. Faccio un esempio. La nostra attuale amministrazione ha gente al suo interno perbene, motivata. Alcuni di loro non avevano mai fatto politica attiva, ed erano alla loro prima esperienza, in campagna elettorale si sono descritti come “Nuovi” ma questo non è stato sufficiente a migliore la città. L’anagrafe perciò non sempre è sinonimo di talento politico. Evocarla spesso è solo un palliativo.
Centrale nel dibattito diventa, invece, la crisi che oggi, ma è iniziata da almeno vent’anni, vivono i partiti politici. E qui che si innesca il corto circuito. Snaturati, delegittimati, depotenziati, resi sempre meno influenti dal ruolo costituzionale che ricoprivano, hanno smesso di formare classe dirigente, non stanno più “tra” i problemi, sono solo contenitori elettorali e mediatici. Il populismo in questa piaga si è insidiato ed è proliferato. Saltato questo fondamentale e cruciale collante tra società e istituzioni, oggi non restano che “Sindaci scelti tra la società civile sempre più espressioni del fallimento del coraggio politico, spesso scelti dal sottosopra partitico rimescolato e messo a nuovo per l’occasione. Affidiamoci al Fato e speriamo che l’assalto al cielo riesca.
E come se ne esce? Se i partiti non fanno più Politica e la società civile non sempre riesce ad essere un’efficace stampella? Mi piacerebbe poter rispondere a questa domanda, invece non ho soluzioni.
Invidio chi le ha. Ho solo la demagogica speranza che la Politica si riappropri del suo ruolo e ritorni a macinare Idee e Visione. Se ne percepisce sempre più la mancanza in questo tempo vuoto, di sospensione e di passaggio. In un luogo che non può più essere rappresentato da circoli e sezioni, perché superati e obsoleti.
So cosa manca, ma non so come si fa a colmarlo.
Sarà che sono ancora troppo giovane.
Viviamo tempi interessanti, anche troppo (“Quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere”, Antonio Gramsci).
Buona discussione. E grazie per lo spazio concessomi.

Lunedì, 22 Febbraio, 2021 - 00:08