"La didattica a distanza fa perdere il gusto della socializzazione"

L'iniziativa dei genitori del terzo Polo per mantenere vivo il contatto tra i loro figli e la scuola

La tecnologia aiuta, anzi, guai se non ci fosse. A quest’ora staremmo affrontando dei veri e propri baratri di silenzio e distacco. Ma nella didattica a distanza qualcosa si perde, in ogni caso.
Lo sanno bene i genitori, soprattutto quelli dei bambini che nella scuola elementare pongono le basi fondamentali per il loro futuro. E sono loro che hanno cercato un modo per farsi sentire in merito alla chiusura degli istituti di istruzione. “La nostra è una protesta pacifica, anzi, la chiamerei una manifestazione d’amore per la scuola - dice Elisa Pignatelli, rappresentante dei genitori di una prima elementare del terzo Polo di Galatina, spiegando l’iniziativa che ha preso insieme ad altre mamme e ad altri papà per non far perdere il contatto con la scuola ai loro figli - Abbiamo lanciato l’hashtag #iovogliotornareascuolaperchè e abbiamo lasciato che i nostri piccoli esprimessero i loro pensieri con disegni e frasi”.
Il cancello della scuola diventa il “gruppo WhatsApp” concreto e reale su cui legare questi messaggi colorati, creando quasi un ponte con le maestre e gli altri compagni. “Se dall’alto pensano che chiudere le scuole sia il modo giusto per affrontare il problema, lo accettiamo - continuano i genitori - ma il danno c’è. Quello che i bambini stanno perdendo in termini di aggregazione e relazione non si recupera. Non c’è la condivisione”.
Eppure, stando a quello che raccontano le famiglie, proprio loro, i più piccoli, impreparati a seguire regole rigide di comportamento in un periodo di emergenza, si sono dimostrati i più attenti a rispettare le norme. “Quando hanno iniziato le lezioni, tenevano addosso la mascherina per tutte e cinque le ore, ogni giorno - conclude la signora Elisa - sapevano di dover igienizzare sempre le mani, di non potersi passare la merenda o altro. Ma saranno proprio loro a risentire degli effetti della didattica a distanza. Il pericolo in questa emergenza non viene dalle scuole, ma di fatto oggi è per le scuole che sono stati presi i provvedimenti più duri. Quello che noi possiamo fare è cercare almeno di mantenere più vivo possibile il contatto con l’istituto e le persone che lo animano con passione e dedizione”.

Martedì, 3 Novembre, 2020 - 00:08