A Galatina "Pupe di pane"

Nelle giornate del 24, 25 e 26 novembre 2021, a partire dalle ore 9.00, negli spazi dell’Istituto Professionale Laporta/ Falcone Borsellino

Nell’ambito del programma regionale “CUSTODIAMO LA CULTURA IN PUGLIA – AUDIENCE ENGAGEMENT, SVILUPPO E RICERCA” finalizzato a valorizzare gli attrattori culturali più importanti del territorio e sostenuto da Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese, nelle giornate del 24, 25 e 26 novembre 2021, a partire dalle ore 9.00, AMA - Accademia Mediterranea dell’Attore diretta da Franco Ungaro, presenta la performance teatrale PUPE DI PANE negli spazi dell’Istituto Professionale Laporta/ Falcone Borsellino di Galatina. Un incontro con la comunità scolastica che consentirà a studenti e insegnanti, a conclusione di ogni replica di confrontarsi sul tema del ‘sacro è contemporaneo’ indagando i rituali connessi alla preparazione del pane ma anche attraverso visite virtuali alla Chiesa San Giovanni Battista di Lecce che custodisce le opere dell’artista contemporaneo Mimmo Paladino intrise anch’esse da un forte sentimento di sacralità e spiritualità. PUPE DI PANE, performance teatrale sul pane e le sue storie, ha di recente ricevuto il Premio come miglior performance al Nisville jazz THEATRE Festival 2021, in Serbia. La regia è di Tonio De Nitto. Di e con: Angelica Dipace/Veronica Mele, Benedetta Pati, Giulia Piccinni, Antonella Sabetta, Carmen Ines Tarantino. Costumi: Lilian Indraccolo; Tecnico e scenografie: Dario Rizzello Produzione: Accademia Mediterranea dell’Attore. Durata 25 minuti. Prisma della società, collante fra i popoli, il pane è in questa performance al centro di un viaggio che mette in gioco la creatività e la memoria, attraverso una performance sulla sua preparazione e le sue storie. Intorno a una tavola da lavoro, la matthrabbanca, cinque attrici compiono un rituale dando vita a una tradizione che attraversa dialetti e cucine diversi, quella delle pupe di pane. «Un tempo queste bambole – spiega il regista Tonio De Nitto - si modellavano nell’attesa della Pasqua. I bambini avevano poco o nulla e queste pupe, spesso dolci, erano un regalo speciale, un augurio, un talismano apotropaico per scongiurare le disgrazie e ristabilire un equilibrio con la madre terra, una rinascita. Pupe di Pane è un rito, è il mistero attorno a un rito che, ora come allora, si rinnova e ci racconta di donne forti che impastano per ore e vegliano il pane prima dell’uccata, l’infornata; mischiano la farina e le loro vite attraversando la storia, quella piccola storia che con le loro mani e con il loro coraggio diventa la Grande storia». «Cinque bravissime attrici dell’Accademia, vestite come sacerdotesse della Terra, hanno messo in scena il rito della panificazione. Quella trasformazione miracolosa della farina in vita da cui sono nate tutte le religioni del Mediterraneo. Impasto, lievitazione, cottura, condivisione e cooperazione diventano gli atti sacramentali di un teatro del pane che tiene insieme in 26 minuti duemila anni di storia. Dalla fame della civiltà contadina, alle tessere annonarie della guerra, dalle lotte sindacali alle bambole di pane della Settimana Santa, che erano cibo, talismano e giocattolo per una società di pura sussistenza, in cui il pane era il simbolo della comunità e della comunione. Un poetico intreccio di mitologia e quotidianità che, nell’anno in cui una città del pane come Matera è capitale europea della cultura, dovrebbe essere visto da tutti gli italiani. Come antidoto contro l’individualismo che oggi riflette nei nostri pani monoporzione il cono d’ombra della collettività». (Marino Niola, Tutto cambia ma il pane resta sacro, Il Venerdì di Repubblica, 15/03/2019)

Mercoledì, 24 Novembre, 2021 - 00:06

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