Al X World Short Film Festival di Roma, festival internazionale dei cortometraggi, il film scritto e diretto da Raffaele Gemma "VITE D'ARTISTA-Trasfigurazioni", con Renato Grilli (Progetto-Artec Production; Produzione esecutiva : Pulsar Studios Lecce) ha ricevuto il 10 ottobre 2026 il primo premio come Outstanding artistic docu-film.
Il film, come si ricorda, fu proiettato circa un anno fa in anteprima assoluta al Cinema Teatro "Cavallino Bianco" di Galatina nell'ambito di Syncronicart-6, la sesta edizione della biennale di arte contemporanea nel Salento, a cura di Raffaele Gemma e Massimo Guastella.
“Il cortometraggio - spiega Gemma - è stato girato interamente nel Grande Salento a Galatina, Caprarica di Lecce, Sternatia, Martano, Sogliano Cavour, Ceglie Messapica, Palagianello, come salentina e composta tutta da professionisti è la troupe che è stata impegnata nelle riprese”.
Dalla sua uscita il corto ha ottenuto svariate nomination come finalista in alcuni tra i più importanti festival nazionali, da “Onirica” di Carrara al “Lecce Film Festival”, fino al “Ferrara Film Festival”.
Inoltre Renato Grilli, abruzzese d’origine ma oramai salentino d’adozione, visto che da molti anni si è stabilito nel nostro territorio, ha ricevuto anche una nomination come miglior attore al “Golden Short Film Festival” di Avezzano. Ora il conferimento del primo premio al cortometraggio di Gemma, che è opera-prima, in una prestigiosa rassegna internazionale, accanto ad autori provenienti da ogni parte del mondo, va a costituire il giusto coronamento di tutto il lavoro svolto nella rassegna in cui fu concepito, vale a dire Syncronicart-6, che ha coperto un arco di tempo di oltre 12 mesi, con varie iniziative culturali svolte in successione a Galatina.
“Syncronicart-6 - continua Gemma - ha avuto il merito, tra le tante cose, di far sì che importanti interazioni interpersonali si instaurassero, creando tutti i presupposti per una creatività altra, utile per la nascita e la concretizzazione di progetti paralleli anche impegnativi. Ebbene, il cortometraggio è stato uno di questi, il risultato di un lavoro d'equipe, ragion per cui mi sento di condividere il premio corrente con tutti i componenti del cast e dello staff esecutivo. In primis con l'attore protagonista Renato Grilli, per la sua straordinaria interpretazione. Grilli è un grande attore, non lo si scopre di certo con questo film, ha una grande esperienza nel teatro e rappresenta, non mi stancherò mai di ripeterlo, una “risorsa” in ambito culturale del nostro territorio. Non è un caso che la potenza espressiva della sua voce unica abbia colpito tutti gli altri registi e produttori presenti al festival.
Il premio va condiviso con gli altri artisti-attori che mi hanno accompagnato in questa avventura e che hanno colpito giuria e pubblico con la presentazione suggestiva e scenografica delle loro opere: Antonio Giaccari, Stefano Giovanni Garrisi, Stefano Rizzelli (da una videoripresa del sottoscritto della sua performance “Terra promessa” al Padiglione Fieristico di Galatina), Corrado Marra, Uccio Biondi, Giovanni Carpignano, Andrea De Simeis, Mario Tarantino, Fabrizio Manco e Fernando Martinelli (gli ultimi due da un video di repertorio di Alberto Filieri). Ed anche con gli attori-non artisti: Antonio Pellegrino, Daniela Fioschi, Roberto Sindaco, Antonio Basalù, lo scrittore Gianluca Virgilio e i suoi alunni della 1 CL del liceo linguistico A.Vallone. Naturalmente con l'aiuto regista Silvana Chiriatti, che mi ha aiutato in varie fasi critiche della scenografia e delle riprese. E ancora con Donatello Pisanello, per la colonna sonora "Metamorphosis"e “Sciamani” e con Pietro Antonaci per le musiche di coda tratte dalla canzone "Lascio tutto". Condivido il premio inoltre con il Direttore di Fotografia Stefano Tramacere, coadiuvato dal Focus puller Diego Silvestri. Si tratta di professionisti che pur collaborando alla realizzazione di film di grande livello con autori di fama, con umiltà non hanno disdegnato di mettere la loro esperienza a disposizione del sottoscritto. Ed ancora con il Fonico Michele Leucci e con l'elettricista Giacomo Detti, per il loro prezioso apporto. Una particolare menzione non può mancare per Massimo Guastella, con il TASC di Unisalento da lui diretto, per aver creduto in Syncronicart-6, la biennale d'arte contemporanea nel Salento e averlo concretamente dimostrato con il patrocinio del cortometraggio, inscritto anch’esso nel progetto generale”. Ma com’è nata l’idea di questo cortometraggio basato sull’arte contemporanea, visto che trattasi di un argomento pur sempre “di nicchia”, non adatto di certo a coinvolgere le grandi masse di spettatori."
Sentiamo ancora Gemma sull’argomento: “La finalità non è quella commerciale. Il corto si inserisce difatti nel percorso e nell’esperienza critica maturata da più di un decennio all’interno di un’associazione culturale no-profit che si occupa soprattutto di arte contemporanea. Rappresenta un tentativo, sicuramente innovativo, di illustrare le opere e la vita degli artisti anche al di fuori dei canoni classici, quelli che giustamente prevedono la presentazione diretta nelle esposizioni o gli scritti critici nei cataloghi. Ma non si tratta di un documentario, come ha individuato in maniera corretta la Direttrice di questo festival romano alla ribalta internazionale, Alessandra (AleX) Guarino, alla quale va tutta la mia riconoscenza per il premio, che ha inserito il mio corto nell'ambito dei Docu-Film. Infatti, fosse stato un semplice documentario, non ci sarebbe stato certo bisogno di un attore professionista come Renato Grilli. L'avrei presentato io stesso facendomi riprendere durante gli studio-visit agli artisti mentre ponevo loro delle domande. Al più avrei potuto giovarmi di un intervistatore. Ma Grilli non è un intervistatore. Mi chiederete voi: perché allora proprio Grilli? È proprio qui la chiave di tutto: Grilli è colui che mi ha fatto scattare la molla realizzativa per questo docu-film. Lo conobbi in una delle tante performances di quel gruppo di artisti che gravitano attorno ad Art Lab, il laboratorio artistico di Corrado Marra (Corrima) situato nel centro storico di Galatina e proprio Corrado mi aveva parlato del ruolo di sosia di Kafka da lui interpretato agli esordi della sua carriera in "Ginger e Fred" di F.Fellini (Italy, 1986).
Timidamente mi avvicinai a lui anticipandogli che stavo scrivendo una sceneggiatura per un film, un'opera prima a tema artistico. Non gli dissi di essere alla ricerca di un valido attore, in quanto ruolo e progetto erano ancora in definizione. Però ci scambiammo il numero. Intanto buttavo giù la bozza di sceneggiatura e prendeva sempre più corpo la convinzione che non avrei realizzato un semplice documentario. Il lampo di genio arrivò allorquando Grilli mi fece vedere una foto del suo archivio personale che lo ritraeva sul set di Ginger e Fred nel ruolo di Kafka. Lì compresi che oltre alla presentazione suggestiva delle opere degli artisti, effettuata in maniera sintetica ed incisiva al contempo, sarebbe stato interessante ed originale legare la mia autobiografia, come cultore e critico d'arte, alla biografia dello stesso Grilli, alle prese con le prime ma significative esperienze come attore e magari legarle entrambe ad un filo conduttore superiore, vale a dire Franz Kafka. In sostanza, mentre tutti gli artisti e anche gli altri personaggi-non artisti interpretano nel film se stessi (un esempio fra tutti il professore Gianluca Virgilio, mentre accompagna la sua scolaresca del Liceo Linguistico in una visita al Chiostro della Basilica di Santa Caterina d'Alessandria di Galatina), Grilli lo fa solo all'apertura (prologo) e in chiusura, allorquando in un gioco di confronto tra due fotografie, sembra rientrare in se stesso dal ruolo interpretato per tutto il film di critico d'arte, ossia nella veste del sottoscritto. Un finale kafkiano e del resto nel film compaiono varie scene oniriche quasi paradossali e kafkiane, gestite con un pizzico d'ironia.
Quindi una sottile trama lega tutti i vari frammenti, gli episodi della vita degli artisti che compongono il film, giungendo alla riflessione finale sul ruolo che assumono nella nostra vita gli oggetti in generale, in questo caso le fotografie, ma in senso lato potrebbe trattarsi anche delle opere d'arte. La riflessione nasce proprio da Kafka e da quel suo oggetto misterioso, il famoso "Odradek", che pone interrogativi inquietanti e perseguita come un chiodo fisso il protagonista di uno dei suoi racconti (Un medico di campagna-Il cruccio del padre di famiglia, F.Kafka, 1917). Un'ultima spiegazione sul perché del sottotitolo "Trasfigurazioni". Le trasfigurazioni, nel caso di alcuni artisti, non sono null’altro che semplici “sconfinamenti professionali”, che incidono nella loro vita, come anche nella mia, autore-regista che di mestiere fa notoriamente altro nella vita, e che mi è piaciuto evidenziare in maniera diretta. Per altri artisti mi è piaciuto invece giocare con l'utilizzo del flashback, del sogno, dell’immaginazione, della fantasia. Certamente la parola "Trasfigurazioni" costituisce un riferimento alle Metamorfosi di Kafka, ed ecco che interviene Pisanello con l’omonima colonna sonora e sul finale l’immagine di quello smartphone incastonato nella faccia di quella statuetta dell’artista Mario Tarantino “Is that a paradox? Aberrazione digitale”, che ci preannuncia la compenetrazione tra mondo naturale e artificiale, kafkiana ma decisamente attuale”.