Sono stata a Marcinelle. Lontano dall'Italia, in un posto carico di promesse e povero di rimpianti, il viaggio somiglia un po' a un pellegrinaggio. Da Bruxelles alla miniera, la Bois du Cazier, a Charleroi. Nella culla dell'Italia che emigrava, sotto le spoglie dell'Italia che emigra. La passeggiata fra i padiglioni del gigante di ferro e cemento è troppo silenziosa; c'è solo il vento e c'è solo la pioggia. Non si sono i rumori dei cavi di acciaio che tirano giù le gabbie, sino al centro della terra. La campana che scandisce i turni di lavoro è ferma, non suona, solo ondeggia.