Buon lavoro Presidente!

Sono state necessarie otto votazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica che sarà per la seconda volta Sergio Mattarella. Di sicuro egli rappresenta senz’altro una figura autorevole e grande dal punto di vista politico. Il Presidente incarna l’unità nazionale che per giorni i partiti hanno cercato, ma allo stesso tempo la sua rielezione fotografa il fallimento della classe politica attuale, incapace di trovare un accordo.
Ogni partito ha interpretato l’elezione come una partita nella quale bisognava massimizzare i propri interessi e dalla quale occorreva uscire vincitori. Per giorni si è parlato di questa o quella figura, ma tra schede bianche, astensioni e incontri più o meno fortuiti, l’accordo non è arrivato. La messa in scena avvenuta in questi giorni, ha sicuramente indebolito la nostra politica, già di per sé debole, anche a livello internazionale, ma soprattutto ha rimarcato quello che da anni serpeggia tra gli elettori: la politica è incapace di trovare un accordo in quanto costantemente e ciecamente spinta ad ottenere interessi di parte.
Come fu per la seconda rielezione del Presidente Giorgio Napolitano, anche in questo caso il ripiegamento sul Presidente uscente dimostra che la classe politica è sempre più incapace di prendere decisioni fondamentali per il Paese. La scelta di un bis di Mattarella è il tentativo di congelare la realtà così com’è per la paura (anche in vista delle imminenti elezioni politiche) di assumersi le responsabilità di questa scelta. Paura e titubanza però peseranno sui grandi partiti che ne escono ancora più deboli e divisi. Possibile che tra tutti i nomi che, in questi ultimi mesi, sono stati fatti, nessuno avesse il curriculum e le capacità per guidare il nostro Paese? È davvero possibile che tra tutti gli incontri non sia uscito un nome che accomunasse la maggioranza assoluta degli elettori? La risposta è che, nel nostro paese, personalità capaci e politicamente non classificabili ci sono, quel che manca è l’interesse della classe politica di prendere una decisione definitiva.
Questa elezione è stata interpretata come una campagna elettorale, nella quale i termini “super partes” e “unità nazionale” sono stati sempre usati per mascherare la realtà dei fatti. Forse, tutto questo si sarebbe potuto limitare se un dialogo costruttivo fosse stato aperto nei mesi precedenti alla votazione, ma ormai il dado è tratto e il fallimento è emerso.
L’accordo mancato sul nuovo Presidente e il ripiegamento sul bis di Mattarella, questo continuo tira e molla tra coalizioni, tutti gli attriti che in questi giorni si sono creati tra i partiti, non fa che gravare sulla stabilità dell’attuale governo che, per non dimenticare, dovrebbe (condizionale d’obbligo) sopravvivere nell’annus horribilis che precede le elezioni politiche. Su queste basi, la fiducia di una sua longeva vita scende pericolosamente.
Sia chiaro, il lavoro di questi anni del Presidente Mattarella è stato grandioso e indispensabile per guidare il nostro Paese nelle situazioni più difficili, e che il suo ritorno non può che essere visto di buon occhio da tutti coloro che negli anni si sono affezionati alla sua figura di Capo dello Stato e, forse, anche un po' di nonno d’Italia. La sua rielezione però è solo il segno che qualcosa alla base non va. E se qualcosa alla base non va un po' ne siamo responsabili. La speranza è che le cose cambino presto, soprattutto con la grande possibilità che il voto ci conferisce, e che nel nostro Paese si formi una nuova classe politica, meno divisiva e populista, che sia più brava a fare e meno a propagandare.
Buon lavoro Presidente!

Domenica, 30 Gennaio, 2022 - 00:08