"Poi ad un tratto ti accorgi di avere spinto troppo". I tormentoni estivi

E mentre intorno si respira l'odore acre del fumo delle bombe che esplodono in lontananza, mentre il mondo sta col fiato sospeso per paura che da un momento all'altro possa restare a lume di candela e con la macchina parcheggiata sotto casa senza una goccia di benzina e non potrà viaggiare, volare, sognare. Mentre gli aerei sono tutti in fila parcheggiati in attesa della fine di un conflitto che non si sa se finirà o se ne aggiungerà un altro, mentre il mondo è in trepida attesa di conoscere la fine che farà, se la notte continuerà a inseguire sempre il giorno oppure no.
Mentre qualcuno fa un po' di spesa in più da conservare in cantina o anche spera che qualche domenica si ritorni a camminare solo a piedi o, se va bene, a circolare a targhe alterne, io no, io aspetto solo l'arrivo del prossimo tormentone estivo.
E si, ormai ho fatto l'abitudine, l'importante è che pure in mezzo a combattimenti, carri armati e droni, ci sia di sottofondo l'eco del tormentone estivo. Non posso più farne a meno.
Ricordo ai miei tempi c'era Nico Fidenco con la canzone: Legata ad un granello di sabbia e già bastava il titolo a farne una poesia.
E poi mi ricordo il grande Gino Paoli con Sapore di sale, mamma mia come la cantavo io, quasi la stessa poca voce ma ero molto intonato.
Non vi dico poi l'estate in cui piombò Piero Focaccia con: Stessa spiaggia, stesso mare.
Poi senza neanche preavviso, arrivò Edoardo Vianello con la sua Abbronzatissima. Arrivava mille volte al giorno dal giradischi a tutto volume della casa di fronte alla mia, attraversando senza neanche guardare, la strada non ancora asfaltata piena di ciuffi d'erba e di spine.
Erano canzoni che ti portavano dritto al mare, un mare calmo, di un celeste coperto da madreperle che accecavano gli occhi. Quella del tormentone era un gioco che affascinava tutti e, di quei pochi spiccioli che avevamo, la gran parte andava a finire dentro un Juke box.
Tante canzoni arrivavano direttamente dal cantagiro o dal festival bar, c'era sempre Gianni Morandi, c'erano Jimmy Fontana, Mina, Rita Pavone, Fred Bongusto e una infinità di altri.
Un anno poi fummo travolti dalla canzone Bandiera gialla, ci caricava e noi buttati via gli infradito, scalzi a muovere i piedi nella piccola veranda di casa che si affacciava sulla via, al grido: finché vedrai sventolar bandiera gialla, e nel frattempo qualcuno aveva legato un drappo giallo al cancelletto.
Un anno arrivò Maracaibo e furono balli e balli e balli. Poi fu la volta di Vamos a la playa e così a seguire, ogni anno un successo dietro l'altro.
Non vi racconto della canzone L'estate sta finendo, mi dava malinconia e già vedevo le giornate che diventavano sempre più corte e il sole che pungeva meno.
Poi arrivò Fausto Leali con quel lunghissimo A chi che attraversò in lungo e in largo la città e avevo meno di 10 anni quando fui travolto da un molleggiato che fece esplodere il cielo cantando 24mila baci. Adriano Celentano, da allora in poi non sbagliò nessuna canzone sempre in linea tra rock e twist. Quando quell'estate lanciò Azzurro pensavo che canzoni così belle non se ne potessero più fare e che quella sarebbe rimasta per sempre la più bella.
Poi in una calda sera d'estate, a 10.000 km da casa, salirono nel cielo le note di: Io non so parlar d'amore. E chi se la dimentica quella sera, era come se fossi tornato, giusto il tempo della canzone, a casa e che quella musica veniva fuori da una finestra lasciata aperta da una vicina che aveva la radio accesa, insieme, al profumo del sugo di pomodoro fresco sul gas.
Ci sono canzoni poi che quando le ascolti ti senti il cuore a mille ma non ricordi più il perché, una bella serata, una bella amicizia, la prima birra Peroni ghiacciata, la prima volta in discoteca, la prima volta che hai fatto l'alba, però non ricordi, non riesci a ricordare.
Ed io quelle canzoni me le ricordo e come, ricordo “Angelo azzurro” e ancora “Acqua di mare” e quando di rado le ascolto è come se mi commuovessi, come se quelle canzoni avessero attraversato un momento di straordinaria bellezza.
Non lo ricordo più, ma lasciare tutto, alzare un po' il volume e volare su quelle note musicali mi dà la stessa gioia di allora e dopo aver ascoltato sino all'ultima nota, resto un po' così e quasi mi dispiace venire fuori da quell'ondata di felicità dovuta a qualcosa che il tempo ha cancellato.
Col tempo siamo passati dai Juke box, ai 45 giri, allo stereo 8, alle cassette, al CD.
Ora si ascolta musica sulle piattaforme, su you tube,che tristezza, ma si sa il tempo passa in fretta ed io però mi ricordo più della musica che ha accompagnato i miei anni più belli e quelli meno belli, che di me stesso.
Quell'estate fu bella e malinconica, arrivò quel brano indimenticabile Tornerò, dei Santo California che attraversò tutta l'estate. Era un brano triste spiegava una partenza: “un anno non è un secolo tornerò” una partenza che io avevo già vissuto e che da poco avevo concluso ma non dimenticato.
Morandi restò sempre il mio preferito, di lui addirittura copiavo tutto, come si vestiva, si pettinava, camminava.
Di tutte le canzoni che ha cantato e che conosco a memoria, quella forse meno famosa mi è rimasta di più nel cuore: “Occhi di ragazza”, non ricordo il perché ma di sicuro è capitata in un momento di gioia o anche di tristezza e lì è rimasta impigliata fino ad ora.
E mentre io perdevo la voce per intonare i tormentoni, lei, mia madre, si perdeva tra le note musicali di John Foster, bravo e romantico, era il suo preferito.
Ero ancora piccolo ma se dovessi cantare le sue canzoni ora, ricorderei perfettamente le parole e il tono. Lo ricordo e lo ascolto sempre volentieri quelle pochissime volte che qualche radio manda in onda canzoni oramai datate dal tempo.
Fu Robertino, con il brano: Con un bacio piccolissimo a prendere il cuore musicale di mia madre che prima era di John Foster, poi non ricordo altro eravamo in tre che crescevamo in fretta e le toglievamo quasi tutto il suo tempo. La sentii canticchiare sempre meno.
E ancora oggi ogni tanto mi capita di trovarmi a intonare una canzone di quei tempi e di trovarmi appiccicate addosso pari pari le stesse sensazioni, le stesse emozioni, la stessa gioia e quella voglia di crescere in fretta da farti venire voglia di spingere il tempo.
Poi ad un tratto ti accorgi di avere spinto troppo, forse troppo, troppo forte ma non puoi più tornare indietro.