La zuppa

Non sono mai stato mattiniero, mia madre per farmi alzare doveva andare e venire dal mio letto, chiamare dalla cucina e a volte a minacciare. Conoscendomi bene, cominciava già mezz'ora prima della sveglia. Poi finalmente tra sbadigli e stiramenti, sempre all'ultimo momento ero in piedi.
Da allora in poi non perdevo più il ritmo delle cose da fare. Ancora in pigiama raccoglievo in giro per la casa libri, penne, quaderni, colori, matite e temperamatite, alla fine, il giro di mia madre per assicurarsi che non avessi dimenticato nulla.
I libri erano messi là sul tavolo in un angolo, legati da un elastico verde o rosso, aspettavano solo di essere presi al volo.
Insomma le solite cose di ogni mattina che conoscevo a memoria e mi trovavo pulito, pettinato ed ordinato, seduto già a tavola in un posto non mio, a fare colazione. Ero quasi in anticipo, potevo rilassarmi, ero completamente sveglio e mi ricordo ero pronto a canticchiare quello che in casa era diventato un tormentone imparato da mia madre: Nel blu dipinto di blu, che passava avanti a storia e geografia.
Mai felicissimo di andare a scuola ma sapevo di doverlo fare per fare contenti mia madre e mio padre e quindi ero attento a non far vedere mai la mia controvoglia.
Ero ancora bambino, ma molte di quelle abitudini le ho gelosamente conservate sino a grande e altre gelosamente conservate fino ad ora.
La colazione era un momento magico, un tazzone pieno di latte bollente e cremoso appena comprato dalla masseria vicino casa, così vicina che ogni mattina sentivo il canto del gallo o forse qualche mattina nel sonno, l'ho confuso con il canto di qualche pennuto di passaggio.
La colazione era quasi sempre un tazzone pieno di latte, perché dovevo crescere, pezzi di pane anche di qualche giorno prima oppure frizzuli di friselle o pezzi di frisella che si lasciavano affondare nel latte sino a scomparire nel tazzone.
La zuppa è pronta – mi avvertiva mia madre – e quel cucchiaio si tuffava nel tazzone e subito dopo spuntava fuori con sopra il latte e un pezzo di pane impregnato del latte.
Insomma, “la zuppa” era la preferita e forse anche l'unica, certo allora non c'erano supermercati galattici, c'era l'alimentari vicino casa e non c'erano neanche tutte quelle specialità che quotidianamente la TV propone, anzi la TV neanche c'era e meno male, se avesse tardato ancora un po' ad arrivare nelle nostre case, avremmo fatto in tempo a salvare qualche altra generazione.
Finita la colazione e dopo essermi pulito per bene con il controllo di mia madre, infilato il cappotto, avvolta intorno al collo la sciarpa e messo il berretto, con i libri sotto il braccio, ero sulla porta di casa per uscire e andare a scuola che non era neanche tanto lontana.
Un bacio e via, mentre alle mie spalle sentivo sempre la voce di mia madre: "copriti bene che fa freddo". Ma non faceva freddo.