Un pomodoro rosso

Quella notte sarebbe rimasto a casa mia, i suoi genitori andavano a Roma in ambasciata per rinnovare il passaporto. Il treno partiva alle 22 e 15 e noi già alle 21 e trenta percorrevamo il viale che portava alla stazione. Insieme, accompagnavamo i suoi genitori.
Quando vide quelle persone che dormivano a terra poco fuori la stazione rimase senza fiato.
Mi fece mille e più domande: perché non dormono a casa loro, perché non dormono nella loro macchina? Quella sera pioveva e faceva freddo, quelle persone erano coperte con pochi stracci. Poi mi disse: perchè nessuno aiuta? Ed io: non lo so, che possiamo fare? E lui: li porto a casa mia.
Era sempre così, con quella sensibilità che mi spaventava e che sono sicuro gli renderà momenti di dolore tutte le volte che intorno a lui noterà qualsiasi forma di sofferenza.
La mattina dopo si svegliò con un po' di raffreddore ma lui: '"fa niente". Fece colazione, poi andammo in giro per toys.
La sera a mezzanotte eravamo di nuovo in stazione, tornavano i suoi genitori. Avremmo ritrovato quei poverini che dormivano a terra tra acqua e freddo, ma forse questa volta non mi avrebbe chiesto nulla, forse aveva già dimenticato. Invece no. Aveva messo nel suo zaino frutta, biscotti una coperta di lana e un pomodoro rosso che aveva voluto portare per forza. Avevo fatto finta di non capire o forse non avevo capito davvero. Quella sera scese dalla macchina con lo zaino così pieno che quasi non riusciva a camminare, ma non voleva essere aiutato.
Poggiò senza fare rumore tutto ciò che aveva portato vicino ai due poverini che dormivano, stese la coperta su uno di loro e un po' i suoi occhi si fecero lucidi per non aver portato un'altra coperta per quella persona che dormiva accanto.
Poi entrammo in stazione. Andammo al terzo binario ad aspettare i suoi genitori. Non ne parlammo più, solo all'uscita vedevo lui voltarsi indietro ogni tanto a guardare se si fossero o no svegliati. Dormivano ancora, sotto un cielo che si era riempito di stelle.
Cinque anni, genitori sbarcati una diecina di anni fa a Lampedusa con un barcone strapieno di gente e di sogni, e poi il suo cuore grande, troppo grande per la sua età ma ancora troppo piccolo per soffrire già per le tragedie del mondo.
Mi chiese, mentre entrava in macchina: perchè? Ed io: cosa ?? No niente - mormorò lui con un filo di voce. (Febbraio 2026 )