Primo premio a Rebecca Forletti, giovanissima galatinese, nel Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi

Rebecca Forletti, studentessa di 15 anni del Liceo Scientifico 'Antonio Vallone 'di Galatina, si è aggiudicata il primo premio, nella sezione dedicata ai ragazzi di età 15-18 anni, nel XVIII Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi (Ragusa)– Premio Sygla - Medaglia di bronzo 2015 Senato della Repubblica.
La giovane Galatinese è risultata vincitrice con la poesia dal titolo 'Il rombo di un'infanzia' con una motivazione molto lusinghiera e piena di significato,  che riportiamo: 
"Questa poesia suggerisce che la fine in realtà non esiste davvero. Ciò che chiamiamo conclusione continua a trasformarsi nel tempo. Le persone si allontanano, i luoghi cambiano, ma i legami restano. Nulla si scioglie completamente da ciò che è stato importante.
La poesia custodisce ciò che la vita separa e conserva ciò che il tempo disperde. Ogni verso diventa un atto di resistenza contro la scomparsa mantenendo viva la memoria degli affetti. Forse non esiste un vero addio, ma solo modi diversi di rimanere. Restiamo nelle tracce lasciate, nei gesti appresi e nelle emozioni condivise. La poesia ci ricorda che ciò che è stato amato non appartiene solo al passato ma continua a vivere in forme nuove e imprevedibili."
 
Rebecca, nonostante la sua giovane età, non è  nuova a riconoscimenti letterari e dimostra una profondità e originalità nel segno poetico di particolare interesse. C'è nel suo verso un realismo dell'attesa che lascia all'infanzia il sogno e alla parola la consapevolezza dei propri sentimenti e delle proprie aspettative.
La sua è una poesia in cui si scorge una maturità raggiunta, costruita sull'amore ricevuto e sul valore del sacrificio.

IL ROMBO DI UN'INFANZIA
Sei qui, per un lampo, un respiro rubato.
E poi il motore si accende, e il mio cuore si spegne.
La partenza, saluto,
una promessa strappata che il vento si porta via.
Il nostro amore una lunga assenza,
nelle notti in cui la casa è vuota
e per me solo la tua giacca,
un odore di gasolio che spero non svanisca.
Tu sei linea discontinua, Papà.
E io invece qui, ferma, a contare
le miglia che ti allontanano da me.
Ci uniscono i litigi,
il mio modo goffo, sbagliato,
di urlarti: “Resta, non andare, ti prego!”
È la paura di abituarmi al vuoto.
Tu mio eroe di una vita, Papà,
che sacrifichi il sonno
per riempire il frigo di futuro.
E mi sento cosi piccola, così in debito,
che non so come ripagare la tua assenza.
Piango le confidenze mai iniziate,
i film che non vedremo,
le ore che non ritorneranno.
E mi aggrappo a quelle parole:
“A 200 all’ora, però, non scappo…ti vengo a cercare.”
E sarà così … tornerai,
fino alla prossima partenza.
E io piango per te, no.
Piango per me,
perché la felicità con te è un contratto a termine.
E per quanto tu sia lontano,
tu sei una delle ragioni che alimenta questa vita.
Ma so che in fondo a quella strada, 
il motore che mi tiene viva non è il tuo che parte,
ma quello che in me ti aspetta.