Decisione della maggioranza: "Contrordine compagni, Radio Radicale è da salvare!"

Il Senato approva una mozione di Movimento 5 stelle e Lega per evitarne la chiusura mentre Leonardo Donno attacca l'emittente romana

Decisione della maggioranza: "Contrordine compagni, Radio Radicale è da salvare!"

“L'Assemblea del Senato, giovedì 6 giugno, al termine della discussione di mozioni su Radio Radicale, ha approvato la mozione n. 139 dei sen. Marilotti ed altri, con le riformulazioni già accolte dai presentatori. Le altre mozioni sono state respinte. La mozione di maggioranza approvata (n. 139 testo 2) impegna il Governo ad assumere iniziative per approvare una normativa di riferimento per il servizio radiofonico destinato all'informazione e comunicazione istituzionale che, qualora preveda l'assegnazione del servizio tramite gara, definisca un quadro coerente e trasparente di obblighi e meccanismi di finanziamento; e ad attivare una convenzione separata di durata triennale volta esclusivamente a concludere l'attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi di Radio Radicale per un importo che copra il costo del personale necessario, prevedendo quale condizione che l'archivio resti vincolato a uso pubblico”. Questo il resoconto d’aula diffuso dal Senato della Repubblica.
Si tratta, in sostanza, dell’espediente che M5s e Lega (Di Maio e Salvini in prima persona) hanno escogitato per non perdere la faccia e consentire la sopravvivenza di Radio Radicale, in attesa dell’indizione della gara per l’assegnazione del servizio pubblico di trasmissione delle sedute del Parlamento.
E adesso chi lo dice al deputato Leonardo Donno che, proprio mentre la Camera Alta, a cui appartiene il suo collega Cataldo Mininno, decideva di accogliere l’appello dei tantissimi che si erano espressi a favore di Radio Radicale, lanciava il suo anatema contro l’emittente romana?
Per la verità l’invettiva non era tutta farina del suo sacco: l’onorevole galatinese si era ispirato con un ampio uso di copia e incolla al blogdellestelle. Un po' come accadeva nei vecchi partiti comunisti, ha atteso che la "Segreteria" tracciasse la linea (e, infatti, prima non ha mai risposto alle domande di galatina.it)diventando consapevole megafono di un "contrordine compagni!".
“Su Radio Radicale, diciamo finalmente le cose come stanno. -scriveva il neo capogruppo della Commissione Bilancio (a cui facciamo gli auguri per il nuovo prestigioso incarico) sulla sua pagina facebook-   Cori di giornali si levano accusandoci di volere "limitare la libertà di espressione" della radio. Partiamo da alcuni dati e mettiamo le cose in chiaro.1- Radio Radicale è una radio privata, di partito (più del 62% delle quote è dell'Associazione politica Lista Marco Pannella), che lo Stato italiano ha finanziato fino ad oggi, per quasi 30 anni, con 250 milioni di euro (di soldi VOSTRI). 2- All'inizio per questa radio privata è stata fatta una gara ad hoc, con requisiti cuciti su misura ai quali solo Radio Radicale poteva rispondere, affinché le venisse dato in concessione il servizio di trasmissione delle attività di Camera e Senato. Doveva essere una soluzione temporanea, per consentire al servizio pubblico Rai di organizzarsi con un proprio canale radio (è scritto nero su bianco negli atti e nei decreti). Invece, dopo la prima gara negli anni '90, non c'è stato più nulla: solo proroghe.
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: secondo voi, è questo il concetto di "libero mercato" e "democrazia"? Secondo noi no!
Nessuno qui vuole chiudere Radio Radicale. Noi vogliamo fare una cosa più importante: affermare che una radio privata non può stare in piedi solo grazie ai soldi delle vostre (perché "vostre" e non "nostre"?, ndr) tasse, soldi pubblici. Noi siamo per lo stop ai finanziamenti pubblici all’editoria e a favore del pluralismo. Nessun italiano deve più pagare di tasca sua per giornali ed emittenti private. Si chiama buon senso!”
Sarebbe interessante sapere dal rappresentante della nazione galatinese di chi sono, invece, i denari che gli eletti del M5s versano alla Casaleggio & associati srl che, al contrario di Radio Radicale, che lo fa da 43 anni (e per questo ha una convenzione con lo Stato), non svolge alcun servizio pubblico ma produce utili privati.